Ci sono film centrati su “coralità urbane”, laddove i medesimi – oltre alle vicende dei personaggi protagonisti – raccontano un’urbe nei termini delle coralità pertinenti alle comunità che la abitano. È questo il caso del recente (2025) LA TORTA DEL PRESIDENTE, dell’esordiente Hasar Hadi, che, parallelamente ai duri percorsi dei giovanissimi protagonisti pretestuosamemte impegnati nel reperire i fondi e gli ingredienti necessari ad adempiere a un anelato quanto elusivo compito scolastico, ci racconta la coralità urbana della multiforme e brulicante Baghdad del 1990, assediata e bombardata durante la Prima Guerra del Golfo.

Ma è anche il caso di L’AMORE MOLESTO (1995), di Mario Martone, che, attraverso l’assillante ricerca di una madre da parte di una figlia, ci racconta l’altrettanto brulicante e tormemtosa Napoli della contemporaneità.

Ancora è il caso di L’AMANTE (1992), di Jean Jacques Annaud, che, attraverso gli appuntamenti amorosi di una giovane adolescente francese con un abbiente trentenne asiatico, ci racconta la sempre brulicante e fragorosa Saigon degli anni ’30 del secolo scorso.
Gli esempi potrebbero continuare: un ultimo, per tutti gli altri, è AMORES SPERROS (2000), di A. G. Inarritu che pure, attraverso storie parallele che s’intrecciano mirabilmente facendo anche collidere rovinosamemte alcuni protagonisti, ci racconta l’inarrestabile moto perpetuo di una megalopoli come Messico City.
Una rete invisibile connette le vicende di questi film corali e, al loro interno, queste diverse città (sorta di città invisibili di Italo Calvino, ora visibilissime nei loro nessi), queste lontane o limitrofe epoche, queste differenti comunità: se nel primo piano c’è l’evidenza del continuo peregrinare dei protagonisti, sullo sfondo trapelano le rappresentazioni di altre molteplici frenesie, agitazioni, fervori e trepidazioni da parte di anonime folle differenti eppur similari, perennemente in bilico tra stabilità e disequilibri, tra umanità e cinismi, tra quiete e furori distruttivi, interiori o esteriori.
Sono, questi, i racconti in cui, a una più attenta lettura, paradossalmente lo sfondo si trasforma divenendo sostanza, emergendo e finendo per primeggiare su quanto pretestuosamente collocato in primo piano (i protagonisti), laddove i magnifici affreschi delle coralità predominano sulle singole individuali storie.
Finalità di tutto ciò diviene rappresentare più compiutamente le commedie e le tragedie collettive di ogni epoca e latitudine, di ogni – manifesto o celato – Sud del Mondo.
[Fabio Sommella, 13 giugno 2026]

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