Quest’amore – di Roberto Lerici e Gigi Proietti

Era il lontano 1981 quando assistei, nel Teatro Tenda a Strisce di Roma, allo spettacolo As I like it, madame di Gigi Proietti, sorta di seguito ideale del suo storico A me gli occhi please. Ricordo che, tra le varie e divertenti performance del grande istrione, rimasi affascinato da una poesia d’amore, elegante e disperata nella sua vis drammatica e nel suo pathos anarchico-libertario. Credetti, allora, fosse di Jacques Prevert.

Per anni, periodicamente, ho ricercato senza esito quel testo e solo di recente [NdR: 2009] ne ho trovate due versioni, leggermente differenti, entrambe attribuite (la soluzione alla mia questione, pertanto, era molto semplice) a Roberto Lerici, morto nel 1992, il quale infatti scriveva i testi per Gigi Proietti.

Dopo la ristrutturazione del mio sito [NdR: 2018] ne ritrovo solo una.

Poco male: é struggente comunque.

A mio avviso, dico con amarezza che è quanto mai attuale anche oggi.

[Fabio, 1 maggio 2009 – 01 agosto 2018]

Link

Quest’amore malato, denutrito, fatto di parole smozzicate;
Prima che il vuoto tutti ci divori, che venga, venga presto il tempo in cui ci si innamori.
quest’amore usato, digerito, buttato in pasto al popolo ignorante, come fosse una cosa interessante.
Quest’amore corrotto dalla noia dei grandi amatori della storia, masticato da cento letterati, vomitato da principi, prelati;
quest’amore che accoglie, che perdona, fatto per gente dalla bocca buona,
è un amore di fradicia letizia, che assolve tutto, pure l’ingiustizia;
quest’amore sciancato, deficiente, sbattuto sulla faccia della gente, come l’osso al cane disperato;
quest’amore scarnito, rosicchiato, coi suoi stracci di corpo denudato;
quest’amore di cui si parla tanto, celebrato con tutte le gran casse;
quest’amore è disceso fra le masse, elargito per grazie del potere perché tutti ne possano godere,
è un amore deforme, malandato, generato dal vecchio capitale tra le cosce del mondo occidentale.
Per questo amore è meglio non cantare, perché non c’è una musica che tenga
per questa mia canzone sgangherata, non so nemmeno cosa la sostenga.
Avesse almeno la grazia più scolata di una puttana, sola, disperata, piuttosto che la facile malìa, il fascino merdoso di questa borghesia!
Ma quell’amore, che era una certezza, si è assopito con l’ultima carezza.
Ha ripiegato pian piano le sue foglie, rinunciando per ora alle sue voglie.
L’anima mia per questo si è ammalata…, non sogna più, e resta addormentata.
Prima che il vuoto tutto ci divori, che venga, venga presto il tempo in cui ci si innamori.
Prima che il vuoto tutti ci divori, che venga, venga presto il tempo in cui ci si innamori.

[Roberto Lerici e Gigi Proietti]