Elena Vannimartini intervista Fabio Sommella sul libro Quel ventennio al femminile

Nei giorni di fine novembre 2019, l’Autrice Sognatrice Elena Vannimartini ha intervistato Fabio Sommella in merito al suo libro Quel ventennio al femminile, testo di critica filmica disponibile, sia in formato cartacep che in formato ebook/kindle, sulla sua vetrina AMAZON.

L’autore parla di  cosa è questo libro, come è stato concepito, il contesto storico-sociale di riferimento, da dove parte e dove arriva, non escludendo nessi anche con l’oggi.

Grazie all’amica Elena e, facendo clic qui o sull’immagine sottostante, buona visione a tutti.

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5 IT)

 

Una chiave fiabesca per vivere la realtà della transizione?

Selenia Ciuffoletti, con Io e Zeta (Kubera Edizioni, 2019), metaforizza la dolorosa transizione adolescenziale – il distacco dagli affetti atavici e primigeni – in una tenerissima – è il caso di affermarlo – chiave fiabesca.

Se di fiaba si tratta, tuttavia, essa comprende senz’altro fini etici, educativi, di formazione, appunto, di ricerca e crescita della piccola protagonista.

Da subito il lettore si avverte partecipe di Viola, suonatrice dispersa in una sorta di ennesimo paese delle meraviglie (varie citazioni di personaggi di favole, in dismissione, saranno fatte e riprese nel seguito del racconto), il quale ha comunque i confini – fieri e tesi, potremmo pensare – delle membrane di un tamburo. Coerentemente il medesimo tamburo/paese è popolato di fantasiose creature, a loro volta metafore delle controverse istanze della labile psiche adolescenziale della protagonista che abbandona l’infanzia per essere traghettata verso la maturità. Così Viola, abbandonata per sortilegio di teletrasporto da parte di Alì Coccolino – può, si chiederà il lettore, un essere dal nomignolo così affabile e garbato compiere un’azione in apparenza tanto malevola? – l’indubbiamente adorata nonna, si trova catapultata in questa nuova dimensione di bizzarria e solitudine.

Ne uscirà mai, Viola? E, se sì, come?

La seguiamo nelle sue peregrinazioni e incontri di simpatici personaggi che tuttavia non colmano il vuoto interiore di Viola, non rispondono alle sue domande. Fanno seguito ripetuti mutamenti di scenario, di tono e di umore, tra cui un boato – chissà se metafora del menarca o di una prima esperienza più intima – in cui la tensione dialettica è sostenuta dal contrasto simbolico fra una piuma smeraldina e una spada, dalla loro alternanza sulla scena, e in cui finalmente fa la sua comparsa la misteriosa figura di Zeta.

Probabilmente tutta la storia, che si attua in un serrato “percorso camaleontico”, si condensa attorno a una delle massime finali: “Sì è proprio tutto qui in questa Terra”; perché, al di là della favola, una fede immanente sorregge l’intero impianto narrativo, una fede conoscitiva che alterna dolore a entusiasmi, solitudine a coralità, luoghi comuni ed echi di storie già vissute entrate nell’immaginario collettivo a nuove misteriose entità.

Una ricetta, pur controversa, per vivere la realtà?

[Fabio Sommella, 21 agosto 2019]

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5 IT)

Quella spiaggia che schiude a segreti

Un racconto – Il mistero della spiaggia delle alghe, di Sabrina Cancian, Kubera Edizioni 2019 – che ha un impianto classico – terza persona, tempo dominante il passato remoto, narratore onnisciente, predominanza dell’ipotassi – ma che ben si sviluppa: un personaggio femminile, non più giovanissimo (ha un figlio adolescente), ricerca sé stessa, ritrovandosi infine dopo una serie di curiose ma anche divertenti peripezie. Queste sono tutte ben narrate, a meno di qualche piccola incongruenza – siamo nell’impianto classico, tutti i percepiti nodi dovrebbero essere ripresi e risolti – o qualche brusca accelerazione. Tutto ciò, forse, avrebbe meritato in alcuni casi tempi più dilatati e dettagli ulteriori.

Ma, al di la di questi aspetti formali, é evidente come Sabrina Cancian estragga sapientemente i significati del proprio racconto dal repertorio letterario magico-animistico, una tradizione che, tra gli altri, annovera il latino-americano Carlos Castaneda e il sud americano Paulo Cohelo. Tuttavia echi si colgono del Richard Bach di Illusioni – persone destinate a incontrarsi, ad attrarsi – e più in generale, per il concetto di Sincronicitá che ricorre nel finale del racconto, addirittura di Carl Gustav Jung.

Dopo il preambolo, tutto sommato volutamente neutro, si entra quindi sempre più nel suddetto alveo letterario e affiora  pienamente l’antitesi con il cosiddetto pensiero concettuale, proprio quell’antitesi già cara al citato Castaneda e cardine di tutti i suoi scritti, non ultimo il famoso Viaggio a Ixtlan. Secondo l’autrice, un’anelata e persa arte del vivere? Probabilmente sì, perché la vita non smette di stupire e possiede infinite porte di accesso: Sabrina Cancian, con grazia e garbo, ci mostra la sua preferita.

[Fabio Sommella, 3-4 agosto 2019]

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5 IT)