Lo Spirito del Mondo – V04

NB: per andare subito al testo, saltando le premesse (presentazione, struttura e commenti vari), fare clic qui.

Questo poemetto, strutturato come più avanti descritto, è stato composto da me,  Fabio Sommella.  Volendo vi si può scorgere una concezione simil-hegeliana (tuttavia specifico che il maggior filosofo a mio avviso è stato Immanuel Kant). In effetti vorrebbe ripercorrere le macro-tappe fondamentali dell’evoluzione del Mondo ad opera di un soggetto – Spirito – che rimane volutamente ambiguo e indefinito. Volendo, il lettore può esercitarsi a decifrare.

Di fianco a immagini – si sperano sufficientemente potenti nel loro lirismo e toni alti o aulici –  si attraversano fasi e si propongono significati. Qualcuno li chiama concezioni filosofiche del mondo o weltanschauung.

Composto nell’agosto 2014, l’autore lo avverte ancora attuale, malgrado da allora significativi eventi abbiano squassato la sua vita. Ma, probabilmente, non la sua weltanschauung. Semmai, quest’ultima, ne è risultata rafforzata nella dialettica verità rivoluzionaria e istanze tragiche. Ma questo è altro ancora, pertanto sorvoliamo e… alziamoci in volo! 😊

 

Sommario

Lo spirito del mondo. 1

Metrica. 1

Ritmo musicale delle quintine. 1

Ritmo musicale delle terzine. 1

Lo spirito del mondo. 2

I sezione. 2

  1. 1. 2
  2. 2. 2

II sezione. 2

  1. 1. 2
  2. 2. 3
  3. 3. 3
  4. 4. 3
  5. 5. 4
  6. 6. 4
  7. 7. 5
  8. 8. 5
  9. 9. 5
  10. 10. 6
  11. 11. 6
  12. 12. 6

III sezione. 7

  1. 1. 7
  2. 2. 7

 

 

Lo spirito del mondo

Poemetto lirico di Sommella Fabio in tre sezioni di strofe quintine e terzine di versi settenari a rima libera.

La sezione centrale (12 stanze) ha dimensione maggiore delle altre due (2 stanze ciascuna). Ogni stanza è di 2 quintine e 2 terzine. In definitiva nelle 3 sezioni ci sono 16 stanze poetiche, ciascuna di 16 versi, per un totale di 16×16=256 versi settenari.

Metrica

Ritmo musicale delle quintine

Ritmo musicale delle terzine

Lo spirito del mondo

I sezione

1

Sono nato da un sogno.
Orizzonti di gloria
Annunciati nel tempo
Avvistati da cime
Imbiancate di neve.

Sono sorto da un antro
Origliato nel sonno.
Ho viaggiato da sempre
Annunciando le tempre
Di eroi sovrumani.

Non chiedetemi il conto
O il consunto riscontro
Trafugato esplorando.

Ora canto le età
Senza astio di niente
Né lucro, né vanto.

2

Fui già anima inferma
Assai trepida e pregna
Di perizia a patire
E firmai col mio sangue
Elemosine tristi.

Fui connesso al lamento
D’un contesto già spento
Ma rimasi contento
Del calor ricavato
Da uno spazio rubato.

Abbracciate il mio verso
Che si alza nel vento
Nel mattino più terso.

Ora canto nel mondo
L’orizzonte perduto e
L’infinito intuito.

II sezione

1

Particella di cosmo
Generata dal nulla
Con sorelle reagii
Generando a mia volta
Microcosmi insperati.

Di molecole tante
In un gioco aggregate
Fornii ampie collane,
Dal sole agghindate
In perenni ghirlande.

Di composti processi
Musicai sinfonie
In dialettiche tesi.

Strutturati complessi
Generai nelle stanze
D’incerte speranze.

2

Lentamente i programmi
Già asimmetrici in grembo
Diversero ancora
E simbolici segni
Premonirono il Nuovo.

Nelle linee solcate
In diversi paraggi
Fornii impalcature
Piani architettando
Di futuri sviluppi.

Come in tempio greco
O trilitico schema
Diedi morfologie.

Protoplasmi complessi
Preser plastiche forme
Evolute in delirio.

3

Fu così che nel Cosmo,
Se dal nulla Inflazione
Riesce a forgiar Materia,
Anch’io posi mio orgoglio
In Sistema Nervoso.

Questo, più che di Pianta
Già fissante la luce,
Prende luogo a condurre
I suoi stimoli e a muover
Sé medesimo o l’altro

Fino a dar luogo a centri,
Gangli, nuclei, cortecce,
Archi- Paleo- e Neo-pallio.

Fino a originare
L’intricato fenomen
Nominato pensare.

4

È così che il primate
Ora scende dal ramo
Agognando al potere
Della sopravvivenza
Sua e di propria semenza.

Con periglioso morso
Prende piede e suo corso
Ciò che chiamano Storia
Che gabella soltanto
Chi commisera il vanto.

Ma sparute ricerche,
Riflessioni disperse,
Ora gettano semi

Volti a significare
Che non ultimo fine
E destino è ammazzare.

5

Pur lenta, in questa landa
D’universo, germoglia
E prende piede l’idea
Che ricchezza e potere
Non sian pari al sapere

Non son libera scienza
Di chi il culto persegue
Dell’uman conoscenza:
Da rupestri pitture
A terrestri culture

Breve e rapido è il passo
Anche se nel fracasso
Rei e beceri nani

Ignoranti sovrani
Danno luogo a viltà
Chiasso e volgarità.

6

E la Storia ha distese
Di meteore e d’imprese
Tristi, povere, lasse
Scaturite da masse
Predisposte a interesse.

Nell’arbitrio dei tempi
Si avviluppano fasi
Quasi sempre le stesse:
O potere o finanza
Tesson crude le trame

Delle vicende umane:
Che sia Roma o Parigi,
O Berlino od Atene,

Iuesei o il Picùs
Sono tremende scosse
Perché dal Nulla mosse.

7

Nulla si stabilisce
Prende piede e ferisce
Se paura soltanto
È le imprese a forgiare
O sfiducia nell’altro

Brama a padroneggiare
Ogni cosa presente
Anche se serve a niente
E ogni uomo impotente
Crede d’esser demente.

Ma in fondo la Storia,
Quasi è stata sol boria
(E ritorno al presente)

Mista di quando in quando
Alla rabbia irridente
Di chi insorge urlando.

8

Scorgo povera gente
Triste in fondo a suo petto
Non sol nullatenente:
Pur se di buon aspetto
Di sgradevole mente.

Mente avida e inerte,
Cui parola non serve
O comprensione di sorta
Per aprire sua porta.
Persa in perenne vizio

D’aumentar con coraggio
Sempre a proprio sfizio
In qualsiasi villaggio

Come stirpe infernale
Pur d’aver suo vantaggio.
Predisposta a ogni male

9

Come vivere bene
Se ciascuno d’intorno
Ogni giorno dà pene?
Riscoprendo bellezza
In gradevole ebbrezza!

Non si deve volere
D’aver oltremisura:
Degli umani il potere
Oltre poco non dura.
Ma non solo: rigetta.

Mentre invece è la scienza
L’antitesi sicura
Della stolta violenza.

Il giocattol più bello
Un Maestro discetta
È di certo il cervello.

10

Non bramar oltre il giusto,
(certo, da intender è vetta)
Non tradendo il buon gusto
Cerca la tua misura
Ricorrendo a cultura.

Non gridar, beffeggiar
Con malevoli intenti
Chi è diverso da te
Sol perché non comprendi,
Hai paura e fraintendi.

Metti nella tua azione,
Operosa emozione,
Anche l’educazione.

Poni in tuo intelletto
Con fervore e diletto
La schiettezza e il rispetto.

11

Son nascosti tesori
Che non sono pecunia
Ma leniscon dolori,
Son leggiadri pensieri
Discioglienti i poteri.

Siam da sempre drogati
Di sopiti livori,
Seppur edulcorati
Da beceri auspici
Triti giochi emaciati.

Più che patir del nulla
Fatuo in sua vergogna
Disponiamoci a burla

Irridendo la gogna
Dismettendo le urla
Prone a ogni rampogna.

12

Possiam solo operar
Pe’ esser desti domani
Nel futuro a sperar.
Ogni età ha la sua morte
Ma se apriamo le porte

Certo siamo già pronti
Grazie ai resoconti
A virare la rotta,
A emulare gli eroi
Intravisti: siam noi!

Ora vado a dormire
M’assopisco nel ventre
Senza colpo ferire

E ti lascio a memoria
Fecondato nel mentre
‘Sto frammento di storia.

III sezione

1

Sono nato da un niente.
Orizzonti di gloria
Di cui ho perso memoria
Intravisti da vette
Prima amate, or neglette.

Generato da un santo
Schiavo d’un fanatismo
Ho epurato il mio vanto
Ricorrendo al lirismo
Degli antichi déi mani.

Non chiedetemi ancora
Se perdura o scolora
La speranza cercata.

Ora canto le ere
Senza prede né fiere
Nella pace anelata.

2

Se fui anima inferma
Son passato cogli anni
A esperirmi dei luoghi
Sopperendo col sangue
Anche a quelli più oziosi.

Se connesso al lamento
Io mi attardo già spento
Resto ancora contento
Di trovata bellezza
Che la mente accarezza.

Ora vi rendo il canto
Scatenato nel mito
D’un tramonto amaranto.

Ecco: inizia il mio volo.
L’orizzonte infinito
Già mi stacca dal suolo.
[Fabio Sommella, 6-13 agosto 2014]

 

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5 IT)