Gli arrangiamenti e le basi musicali: loro possibili definizioni

Due noticine compositivo-musicali, da vecchio saccente innamorato di certe cose e, forse, della vita: se arrangiare un brano musicale è un’esperienza cultural-artistica che – fatica a parte – approssima all’etereo e al sublime, preparare una pur semplice base musicale – anche con un solo strumento polifonico come è la chitarra – significa tessere un tappeto armonico di note che deve lasciar spazio per la futura voce ma che, in alcuni opportuni spazi, lascia posto per picchi, alture, colline melodiche, contrappunti brevi e ardimentosi… perché la musica è il tutto che si manifesta e si gode da più mutevoli e cangianti punti di vista.

[Fabio Sommella, 06 marzo 2020]

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5 IT)

Dialogo fra amici

  • Non ero io a suonare. La canzone cantava me. E mi perdevo tra le note. Diventavo quei suoni. Il mio cuore era un pentagramma non scritto. Era una partitura di suoni dell’anima. Non avevo orecchie per sentirla né occhi per leggerla. Solo dita per dipingerla. E voce per tesserla. Salendo verso le stelle. Planando verso il mare. Seguendo il flusso delle onde. Lasciandomi trasportare dal vento. Non esisteva più la realtà. Esisteva una sola fantasia. Quella unica lingua che intendono duri e puri di cuore: la Musica. Con i suoi versi, sentieri in cui si snodano le tortuose strade dei sentimenti verso marine selvagge o valli amene, fiorite di girasoli che volgono lo sguardo assente verso il nulla della notte. Non importa il significato: la Musica, con le sue note. Possono essere lunghe come l’attesa che ora sto vivendo. Brevi come quell’istante, che finalmente un giorno arriverà. Questa e solo questa era la Musica. La metafora della vita che fugge, attimo dopo attimo, come un accordo che si sussegue ad una modulazione che sposta d’un pianeta il volo nell’infinito. La distanza tra il primo vagito e l’afflato estremo, misurata dal dolore, corda che sentivo vibrare insieme ad altre tra cuore ed anima, quando ancora avevo un’anima. Lei, fortunata, è già partita. Si gode la solitudine di quella marina selvaggia. Il resto è qua. Muto. Solo. Lo sguardo oltre quel muro – alto – dove c’è solo il suono senza lunghezza del destino. Che attende. Lui sì, lo sa, che cosa.
  • Sai, amico, lo struggimento interiore della persona – per quanto meraviglioso, come nel tuo caso – dovrebbe sempre fare i conti con gli affetti esteriori che è riuscito a provocare, causare, generare, mettere in moto in questo mondo: non è solo l’afflato artistico manifesto che si estrinseca in una performance, per quanto vitale e coinvolgente nella propria totalità; ma è la vita più ampia, nella sua più estesa accezione e quotidianità, che ci dà valore, significato, riscatto, motivo di esserci, senso. Daniela, Simone, Ludovica, Paolo sono le principali emblematiche attestazioni dell’importanza della tua presenza – qui ed ora – come nel passato e, come di cuore mi auguro, anche per un lungo e fecondo futuro. Ma anche i tuoi tanti amici – anche queste righe e parole, “secche e storte come un ramo” – lo sono. Non rammaricarti, amico mio, per una performance in meno: i tuoi concerti e sinfonie sono in te e li rendi a noi noti in altra guisa, altrettanto se non ancor più splendida. Siine orgoglioso. Hanno il garbo e la levità della prima neve, silente ma immensa, avvolgente il paesaggio di mistero e luce, di bagliori e quiete, candido come un coacervo di esistenze, come l’origine dell’universo, come i suoi primi tre secondi. Che l’attesa sia ancora lunga e grata, caro amico. Ad majora.

[Massimo Moraldi, Fabio Sommella – 25 marzo 2019]

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5 IT)

Mentre fuori piove

Ascolti quel continuo
crepitar sibilante
sinuoso lamento
rivestir l’aria
e immagini
avvolger la città
come i pensieri
che vanno
a genti, amici,
epoche, ricordi,
giorni, episodi
e avverti il senso
d’amore
di vite
sospese come ieri
su occhi di musica.
 
Intanto fuori piove
e lasci che i pensieri
vi anneghino felici.
 
[Fabio, 3 febbraio 2019]

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5 IT)

Anonimie Indiane (appunti e contrappunti amorosi)

Lei 1

Le cose non dette
E non fatte
A volte
Hanno un suono diverso
Non meno importante
Come l’attesa
Ha in sé sempre
La bellezza
Di qualcosa che speri
Di rincontrare
E la speranza
Salva molti pensieri inutili

Lei 2

Tanta allegria, sarebbe ben accetta.
Come secondo un bel piatto di musica, un po’di frasi senza senso ( che poi un senso c’è).
Un silenzio
Tra una nota e l’altra
Io inizierei col parlare liberamente come fai con una persona che conosci bene che ti fa sentire a tuo agio (adagio ) e poi senza nulla di prestabilito se ci si ritrova…
Sulla stessa lunghezza d’onda
Non possiamo saperlo

Lui 1

La nascente
intesa con te
migliora me
rendendomi vivo,
ancor persona
senziente e pulsante d’ emozioni
in un giro virtuoso
e non viziosa macchina intellettuale.

Lei 3

Mentre parli del pianeta volevo dirti una cosa
La tua voce
La tua voce…mi piace e
I nostri silenzi sono la cosa più bella
Riesco a sentire tanto
Me li ricordo i nostri silenzi
Mi fanno l’effetto di venti bicchieri di vino anche se non bevo

Lui 2

Tu non sai
quanto il tuo pensiero m’è caro
in queste convulse notti di pensieri
talvolta tormentati
e ti vorrei qui
non necessariamente nel letto
ma nella stanza
a guardarci negli occhi
senza l’arroganza
del mondo che incalza
ma solo per
incontrarci.

Lei 4

E se questa nuova lei, Tremasse sempre un po’ di più Inaspettatamente..
Di fronte a scuse tanto tenere
Se lei innamorata del silenzio di lui Gli dicesse parlami ancora,
Per “ sentire” tra una parola e l’altra, Quel silenzio
Che neanche scrivendo riesce a descrivere… E lui che pensa a volte che lei Si faccia gioco di lui!
Il silenzio non è un gioco,
Lui che suona dovrebbe saperlo. Intuire di cosa stia parlando lei. _Ascolta la tua musica preferita, Adesso.
La stai ascoltando?
Hai sentito quel silenzio dopo quella nota? Ti si è acceso il cuore…hai avuto un senso di smarrimento…come se stessi guardando il pulviscolo che si perde nella luce? Ecco, tu per me sei quel silenzio_

[Anonima Indiana & Co., Ottobre 2018]

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5 IT)

 

Nostalgiche perenni beffe (ascoltando Wim Mertens)

Onde di mare
onde musicali
frammiste a immagini sfocate
nel tempo tuo
di doposcuola in tarde mattinate
e nel tempo della storia
di eterne figure muliebri
da trovatori cantate
ieri come oggi
nostalgiche perenni beffe
nella memoria.
[01 novembre 2018]

Dissonanze

Abbiamo necessità di coerenza. Necessità di sentirci coerenti. Avvertirci tali. Anche se non lo siamo. A tal fine adottiamo – consapevoli o meno – strategie di riduzione della dissonanza. Nel nostro caso della dissonanza cognitiva.

La dissonanza musicale – affermava Roman Vlad – è motore dell’evoluzione musicale. Divenire coscienti della dissonanza fra suoni permette alla musica di evolvere.

Analogamente, divenire coscienti della dissonanza cognitiva dovrebbe permettere l’evoluzione delle persone, delle comunità, della Società.

Strategie di riduzione della dissonanza cognitiva l’adottano i negazionisti dell’Olocausto. La adottavano gli addetti alle camere a gas che, con le loro amorevoli famigliole, abitavano gli incantevoli agglomerati abitativi limitrofi ai forni crematori. E che, per evitare che i fumi dei camini entrassero nelle loro case ben arredate dove piccoli infanti coltivavano i sogni propri della loro età e allietavano le proprie ore con deliziose suonatine al pianoforte, serravano bene le finestre, oltre le quali i vetri e le tendine colorate cercavano di far dimenticare e rimuovere gli orrori esterni.

Strategie di riduzione della dissonanza cognitiva l’adottano – o la adottavano – anche gli adepti dell’inflessibile mondo finanziario-economico monetario: in azienda, in Borsa, spietati sparvieri della finanza; in casa, amorevoli padri e madri.

Come se l’incoerenza dovesse essere dimenticata.

Come se si possa – e si debba – amare profondamente tutti coloro che sono interni al proprio garden. Mentre coloro che sono esterni a esso, coloro che sono al di là – lo straniero, diceva Erich Fromm – possano essere – e debbano essere – al più ignorati se non sgominati, distrutti, annientati, disintegrati, ridotti in polvere, che questa sia reale o morale fa poca differenza.

L’importante, per coloro – siano essi i mostri del nazismo o quelli della finanza – è non divenire coscienti della dissonanza cognitiva. Ridurre la coscienza di tale dissonanza. Nel parallelo dell’evoluzione musicale, ciò è il non evolvere sociale.

C’è una riduzione della dissonanza cognitiva rispetto alle immigrazioni?

[Fabio, 20 giugno 2018]

Video

Video musicali, registrazioni, filmati ecc.

Tanto tempo fa, su una spiaggia calabra… – 2004

Vecchio frac, di Domenico Modugno, da me eseguita chitarra e voce

Audio-Video-Musicali di versi e racconti

Improvvisazione musicale, come i versi di una lirica o un frammento di un racconto

Canzone delle osterie di fuori porta, di Francesco Guccini, in una mia esecuzione per chitarra sola.

C’era una volta il mio West – Arrangiamento alla chitarra di un gran tema filmico sull’onda dei propri affetti

ARopp’ ‘A Livella – Esercizio di Stile di Le Buone Nove (Massimo Moraldi). qui, il caro amico, Massimo Moraldi ha fatto una magnifica opera di recupero di una tradizione partenopea che transita attraverso la storica Duje Paradise

Notturno Op. 9 N. 2 di Fryderyk Chopin – Arrangiamento per chitarra

Ancor nel sole – 2017

Farewell’s Song (La Canzone dell’Addio) – Video – 3 settembre 2018

… rimembrando Parigi  (The Winner Takes It All), per piano solo

Una lunga storia d’amore, di Gino Paoli, arrangiamento per chitarra classica

registrazioni anni ’90

My Way – cover by just classical guitar

Tra Napoli e Paoli, secondo me – cover per chitarra classica

Resta cu mme, di Domenico “Mimmo” Modugno, per chitarra acustica amplificata  – 29 luglio 2018

Se tu fossi qui di Pino Daniele, versione acustica amplificata o classica, e Song for Guy di Elton John, chitarre sole, registrazioni del 25 luglio 2018, alba e serata  

Improvvisazione (25 luglio 2018), solo chitarra classica, di Se tu fossi qui, di Pino Daniele

3 luglio 2014 e 3 luglio 2018… ricordando

 

Ancor nel sole, testo e musica di Fabio Sommella, voce recitante e montaggio di Augusto Monachesi

 

 

 

A Whiter Shade Of Pale V03 (2017), per chitarra acustica sola

 

 

 

 

Il trailer de I treni di Fernando, romanzo di Augusto Monachesi, con i disegni di Giovambattista Catalano e le musiche originali di Fabio Sommella

 

 

 

Mantra in ReDoSolRe 

 

 

 

 

Filo&Geo, ovvero musicando (riarrangiando) alla chitarra temi melodici appena accennatie non dimenticati  

 

 

 

La Canzone dell’Addio – 24 ottobre 2016

 

Quei mondi d’amore:  video, canzoni, performance, premio… tante cose!!!

 

Quanto t’ho amato, di Nicola Piovani, per chitarra classica sola

Parla una foglia, di Fabio Sommella (ispirata dall’omonima poesia di Giovanni Papini), video live dal Festival della Musica di Frascati, giugno 2016

 

 

 

 

 

Parla una foglia, di Fabio Sommella (ispirata dall’omonima poesia di Giovanni Papini),  video versione gennaio 2017

Il tema di Fernando, brano da me composto alla chitarra su ispirazione del romanzo I treni di Fernando, di cui è autore l’amico Augusto Monachesi.

 

Qui, decisamente con minor perizia, il medesimo tema è espresso anche in versione piano, dove precedente una mia cover de La vita è bella, del Maestro Nicola Piovani.

 

Your song, di Elton John, per chitarra acustica sola 

 

 

 

Anima mia, de I Cugini di Campagna, versione solo strumentale, chitarra acustica MATON EBG808TE

 

 

 

Song for Guy, di Elton John,  chitarra acustica MATON EBG808TE

 

 

 

Cavalli ricamati, di Herbert Pagani, nella mia versione chitarra e voce

Canzoni di De André, De Gregori, Venditti, Baglioni – chitarra classica

Babbo in prigione, un bozzetto metropolitano tardo anni ’70 di Francesco De Gregori, chitarra acustica e voce

Fra Cocciante e De André (Se io fossi e Via del campo, just acoustic guitar)

Questi “vecchi” cantautori – frammenti

Cyrano, di Francesco Guccini, recitativo, piano solo

Tre

 

 

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Le interviste di Patrizia PalombiFrancesca Peronace, a Rosanna Sabatini  e a me  su Radio 06Play il giorno 11 novembre 2021.

Le interviste di Adriana Migliucci:

MIX, 16 luglio 2020, edito da Book Sprint Edizioni.

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  2. Per la mia raccolta di racconti Dal cosmo al caos, fare clic qui. Per l’anteprima, fare clic qui.

In una qualche maniera, tutte queste pubblicazioni sono frutto di un medesimo fervore; quello che, in certe fasi della vita, ha imperversato in me attorno ad alcune aree e tematiche. È un fervore che si concretizzava transitando attraverso dei testi, introduttivi o cardine, comunque rappresentativi di quei temi.

Nella tarda adolescenza era la poesia, con le Histoires et autre histoires di Jacques Prevert o una raccolta di liriche, tra cui quelle di Montale, con in copertina Le muse inquietanti, nonché inebrianti dico io, di Giorgio De Chirico.

Poco tempo dopo erano le basi chimico-fisiche dei viventi, con Struttura e funzioni della cellula di Loewy Syekevitz (?) – dove degna corona faceva una chiosa poetica di William Blake che diceva “Tutto ciò che vive é sacro, la vita gioisce nella vita”; ma allora furono anche i principi dell’Ecologia di Odum e poi l’Adattamento negli animali.

Qualche anno dopo furono i principi della incipiente (?) informatica con quei testi di programmazione in linguaggio Basic e poi del nascente Windows, Lotus 1 2 3; alcuni di questi acquistati, rammento, in una libreria dal nome evocativo di antiche e misteriose sapienze: Camelot, a Cinecittá .

Ancora anni dopo, dal Ricordi di piazza Indipendenza e da Musicarte di via Fabio Massimo (?), furono i testi di teoria e alfabetizzazione musicale, pentagramma e metodi di lettura e scrittura; rammento il manuale di Giovanni Unterberger con la sua sacralità quando scriveva: “Complimenti: state leggendo la vostra prima partitura!”

Guardo quelle fasi, grumi e coacervi di moti dell’animo e della mente, come i più importanti momenti – a fianco a quelli dei carissimi affetti pregressi, attuali e futuri – come le più importanti fasi della vita, in cui eri come l’uomo primitivo che scopre che, al di la del proprio uscio di caverna, c’è un Universo con dei segni conoscibili, che possono essere compresi, decifrati, interpretati fino a contemplarlo, il Mondo, e comunicarlo nella sua bellezza e complessità.

Trasfigurazione (la mia lirica più bella?)

Bella
come la notte
distendi il tuo manto su me e
le tue stelle,
mirabili misteri
nell’oscurità del Cosmo,
dischiudono all’Eterno.

[Trasfigurazione, Fabio Sommella, 14 gennaio 2008]

 

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In questo sito troverete: proposte di narrativa, poesia, saggistica letteraria e cinematografica;  presentazioni di alcuni miei  libri, almeno i più recenti; pagine di riflessioni personali sul nostro tempo (Articoli in Blog); composizioni musicali originali, anche con partiture, arrangiamenti  e cover di brani riproposti alla chitarra o al piano o con orchestrazioni  e sintesi virtuali; argomenti di scienza (riflessioni sui principi della chimica e della biologia) e arte, panorami e scenari di storia e filosofia. Sono molte delle tematiche che mi appassionano, che hanno fatto parte della mia vita, dei miei studi, e che mi propongo di trattare qui, tutto secondo approcci eminentemente transculturali, di contaminazione, che esulano dai purismi specialistici per abbracciare un’ottica sentitamente olistica.

Il racconto Asimmetrie, tratto da Dal cosmo al caos, II Edizione, Amazon, 2019, pp. 246-249.

In sottofondo, il mio brano Miglioramenti

 

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