Per quelle antiche scale (Rocca Vittiana) – di Rosanna Sabatini

Di Rosanna Sabatini

Cari amici, vi racconto qualcosa sulla nostra gita di oggi a Rocca Vittiana, una frazione del Comune di Varco Sabino posta dall’altra parte del Lago del Salto rispetto a Borgo San Pietro.

Il paese ha un piazzale, dove lasciamo l’autovettura, per poi procedere rigorosamente a piedi.

La Rocca ci accoglie con un ingresso che porta al Belvedere, alla Chiesa e al Palazzo Salvati che, con la sua Torre, domina il paese, dove si arriva salendo i gradini in pietra di una scala che sembra non finire mai e che si dirama per collegare le abitazioni.

Il belvedere è una terrazza che si affaccia sul lago e che scopre un panorama mozzafiato; di fianco appena sopra la piccola chiesa di S. Tommaso Apostolo – addobbata per un matrimonio – si offre ai nostri sguardi in tutta la sua antica medievale bellezza; all’interno, i Santi Gemma e Giacomo la vegliano e sulle mura laterali si vedono in bella mostra le stazioni policrome della Via Crucis che danno un tocco di modernità senza stonare con tutto il resto.

Alcune signore molto gentili ci indicano una via, per evitare al ritorno le scale e arrivare direttamente al piazzale. Questa via costituisce il camminamento esterno che rimanda ad analoghi camminamenti di altri borghi medievali e si snoda in modo circolare intorno alla Rocca. Mentre immaginiamo che, in passato, fosse illuminato dalle torce e percorso da soldati a guardia della stessa, notiamo pure che oggi le torce sono state sostituite da luci racchiuse in tubi che si mimetizzano con le pietre. Siamo sicuri che di notte la Rocca illuminata appaia a chi ha la fortuna di vederla come se fosse uscita dalle pagine di un libro di storia.

Nella parte finale del percorso, il silenzio è interrotto dal gorgóglio dell’acqua della fontana – posta all’ingresso del paese – che scorre abbondante e limpida; gli abitanti ci confermano che, alla Rocca, l’acqua non manca mai e noi proviamo un po’ d’invidia, pensando che a Borgo San Pietro, ad analoga altitudine, d’estate non è mai sufficiente e che a settembre ancora non viene erogata in modo continuo dalla società fornitrice.

Rosanna Sabatini – Sabato pomeriggio del 4 settembre 2021 – Tutti i diritti riservati

P.S. Ringrazio Fabio Sommella, perché mi ha permesso di pubblicare il post sul suo blog

Fotografie e impaginazione di Fabio Sommella

Tra Mito e Antropologia: la Grande Madre e le nostre origini rilette da Cinzia Baldazzi (Festa della Donna 2020)

Suscitando indubbiamente uno spiccato interesse, la critica letteraria Cinzia Baldazzi – nella giornata di ieri, Festa della Donna 2020 – ha ripercorso le origini e le evoluzioni culturali dell’archetipo della Madre prendendo spunto dalla Venere di Willendorf, la steatopigia. A tale scopo l’autrice si è servita, tra gli altri, dei preziosi contributi di Carl Gustav Jung e di Umberto Galimberti.

Cinzia Baldazzi compie un magnifico excursus dalle origini del mito della Grande Madre mostrandoci, pur indirettamente, la nascita del pensiero razionale (il cui merito, giustamente, Galimberti attribuisce a Platone). Ciò comporta, tra l’altro, l’abbandono del Caos per il Cosmo. Attraverso queste biforcazioni, le istanze primordiali verranno “relegate” (per rimanere, noi qui, ancora in Jung) nelle zone e aree d’ombra della coscienza umana: nei riti dionisiaci, questi contrapposti agli apollinei. Per estensione, si pensi all’arte della Grecia Classica e poi, viceversa, a quella Ellenistica, ma anche, in epoche moderne, al concetto di tragico nel pensiero di Nietzsche, a quello dello stesso Jung con i suoi tipi psicologici o, ancora, al Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse.

In definitiva Cinzia Baldazzi, con questo scritto, propone un percorso al contempo di Archeologia e di Antropologia.  Ciò è sfidante e, a latere, non si può non segnalare come queste tematiche dovrebbero essere trattate nelle scuole, almeno dalle Medie,  unitamente all’Educazione Civica e alla Storia, al fine di aprire le menti agli inevitabili e sempiterni dualismi dell’esistenza, così favorendo la comprensione dell’Altro da noi.

Buona lettura, quindi, a chi vorrà cimentarsi con questo breve ma interessante saggio di Cinzia Baldazzi, lasciandosi coinvolgere dalle trasformazioni della Grande Madre.

“La Grande Madre e gli dèi del cielo”, saggio antropologico di Cinzia Baldazzi

[Fabio Sommella, 9 marzo 2020].

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