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Fernando e i suoi treni

Recentemente, grazie all'amico e, come egli stesso ha argutamente scritto, "duplice" collega Augusto Monachesi, ho conosciuto la sua prima opera narrativa intitolata "I treni di Fernando" ( Edizioni Akkuaria, 2010).

E' un romanzo, a mio avviso, molto bello, poetico e partecipato, con una ricca galleria di personaggi e psicologie che ha per epicentro un giovane affetto da ritardi cognitivi. Egli é cresciuto e si muove all'interno di questo relativamente circoscritto micro-universo umano, a cui afferiscono stimoli, modi, sensazioni della nostra contemporaneità, fino a giungere alle stazioni, ad osservare i "suoi" treni. E' lungo questi apparentemente monotoni percorsi  che egli incontrerà il cambiamento, tale non solo per lui ma per molti altri dei coprotagonisti, i cui fili esistenziali si intrecceranno nel corso della narrazione.

Romanzo che abbraccia diversi generi: psicologico, esistenziale, lirico, sociale, si colora financo di noir. Sono molti i registri narrativi con cui Monachesi si confronta e le corde di cui provoca la vibrazione nel lettore; ma tutti questi elementi trovano il loro comun denominatore (e ciò non appaia riduttivo, bensì frutto di una sapiente orchestrazione di toni e linguaggi) nel tema dell'amore, vissuto e stravolto, osservato da più angolazioni all'interno del romanzo, con diversi accenti e modalità fino all'esasperazione e alla tragedia.

Il mio saggio critico al romanzo

SaggioCriticoFernando2.jpg (80182 byte)

raccoglie i miei commenti allo stesso, cogliendo, tra le altre cose, quelli che definisco gli "echi" di un'opera artistica, i motivi simbolici specifici che un lettore può cogliere, in base alla propria storia personale, nell'opera di un artista; ciò parallelamente e contemporaneamente agli altri motivi oggettivi, simbolici universali.

Pertanto, sia con il romanzo che con il saggio, buona lettura!

 

Fabio

Roma, 17 novembre 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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