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Appunti di Storia della Letteratura

Giovanni Pascoli

La sua vita solo apparentemente é caratterizzata da miti famigliari e fanciulleschi in quant, in realtà, sono storie tragiche, grondanti di sangue e cariche di orrore.

Nato nel 1855 a San Mauro di Romagna da famiglia contadina, il padre fu ucciso una sera, mentre tornava dal lavoro. Tragedia infantile, limiti e preoccupazioni economiche, difficoltà nello studio, dolore per la morte del fratello Giacomo.

Aderì, apparentemente per motivi puramente personali, al movimento rivoluzionario socialista di La Costa. Finì in prigione, implicato in certi movimenti di piazza. Fu allievo di Carducci che poi si interessò alla sua scarcerazione.

Insegnò nei licei e ottenne la cattedra di letteratura latina a Messina, poi a Bologna sostituendo Carducci.

L'opera principale di Pascoli è la prima raccolta di poesie "Myricae", opera "pascoliana" per eccellenza. Poi "I primi poemetti", "I nuovi poemetti" e "I canti di Castelvecchio", caratterizzati dalla novità del suo tono decadente, quasi crepuscolare.

Le mirici sono piccoli fiori di campo e queste poesie sono la descrizione degli ambienti campestri, dell'amore per la natura e per le sue piccole espressioni (biancospino, brunaldo, descrizione della foglia, l'aratro, il canto della lavandaia). Quindi, innanzitutto, novità del lessico, di termini presi dalla vita quotidiana; ciò contrapposto, ad esempio, al piccolo patrimonio culturale di letteratura greca che un lettore deve possedere per apprezzare "Le odi barbare" di Carducci.

Questo rinnovamento lessicale era stato iniziato da Leopardi ma, senz'altro, si era esaurito nell'ambito di un sostenuto classicismo: numerosi enjambement, rime interne, endecasillabi.

La nuova arte voleva cogliere l'irrazionale: ciò si realizzava nel "fanciullino", nel poeta in cui la capacità irrazionale è attualizzata; il poeta è come un fanciullino che, mediante i propri occhi, realizza la capacità di cogliere quei significati che il fanciullo coglie ma non l'uomo adulto.

C'è un contatto con la narrativa, tuttavia l'eventuale naturalismo bozzettistico rintracciabile è solo apparente in quanto non ha valore naturalistico bensì decadente, psicologico, simbolistico (l'aratro non è più l'aratro ma il senso di solitudine che l'aratro emana). Non interessa l'oggetto ma il senso che quell'oggetto rappresenta: l'oggetto si apre.

James Joyce chiamerà ciò "Epifanizzazione della realtà". La realtà si apre ad un'analisi psicoanalitica: in Pascoli ancora poco, molto in Joyce. Quindi si può rintracciare un collegamento tra le poesie di Pascoli e la narrativa di Joyce, nonchè, ulteriormente, nella narrativa di Italo Svevo.

Epifania delle cose = manifestarsi delle cose.

In Pascoli, dietro l'"aquilone" c'è il dolore del fanciullo.

Cosa sono i sensi occulti che emanano dalle cose? Sono: la solitudine, la morte, il disfacimento della natura, il mito del nido come metafora della famiglia.Il nido di Pascoli è dapprima integro poi disfatto dalla catastrofe e dalla morte.

Il mito del nido è il leit-motiv della poesia pascoliana.

Pascoli ha miti diversi e, storicamente, meno costruttivi  bensì personali rispetto a Foscolo, i cui miti erano patriottici.

Si può affermare che Pascoli non superi tali limiti psicoanalitici, non sapendo guardare al futuro, non vivendo nel presente ma guardando sempre con amore al passato e all'infanzia: la madre é una figura dominante.

Note alle poesie

Pascoli fa uso dell'endecasillabo anche se tale ritmo rimane difficile da cogliere nelle sue composizioni

  • "Lavandare": simbolismo pascoliano, molte onomatopèe. Apparente e falso naturalismo. Deteriorarsi del Verismo.

  • "Novembre": elementi coloristici; I strofa: gaia; II strofa: in antìtesi con la prima.

  • "La mia sera" e "X agosto": giorno, versi 1, 7, 13, 14, 17, 18, 22, 27, 29, 30; ripiegamento su se stesso.

  • "Sera d'ottobre":

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