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Argomenti di Storia della Letteratura

Giacomo Leopardi

 

Giacomo Leopardi 1

 

Giacomo Leopardi

Nato a Recanati nel 1799 da famiglia aristocratica, conte Monaldo e  Adelaide Antici,  borghesia terriera di media classe sociale. famiglia in netto disfacimento economico. Leopardi, di salute assai cagionevole fin da piccolo, senti la mancanza dell'affetto materno e anche di quello paterno, uomo debole e reazionario.

Biblioteca paterna fornitissima soprattutto di classici greci e latini. Da giovanissimo aveva imparato anche l'ebraico, fu praticamente  un autodidatta; divenne presto un'abile traduttore superando anche i suoi dotti insegnanti.

Tradusse in italiano gli idilli di Mosco, scrittore greco. Le sue prime opere furono tipicamente erudite, saggi giovanili di scarso valore, negli anni 1813-1814.

Nel 1816 scrisse lo Zibaldone, passando dall'erudizione al concetto di bello: avviene in luiil primo approccio con la poesia. Negli anni precedenti infatti aveva letto opere contemporanee di cui era sprovvista la biblioteca paterna: i dialoghi del giovane Werther di Goethe, le opere di Foscolo, i testi dei filosofi del '700 e del primo romanticismo.

Nel 1818 prese parte classicista nella polemica letteraria del tempo (erano da considerare tutti gli aspetti della sua formazione).

A Roma conobbe Giordani, uomo di cultura che era a contatto con tutti i romantici del tempo. Giordani viveva a Milano. Iniziò con lui un rapporto epistolare. Nel 1818 provò a fuggire da Recanati, ma questo tentativo fallì lasciandolo in un profondo stato di frustrazione. Fu colpito da una grave malattia agli occhi. Probabilmente, nel 1821, si recò a Roma presso uno zio ma rimase deluso dall'ambiente culturale aristocratico romano. Disse della capitale che era un luogo donde l'"antiquaria è posta al sommo dello scibile umano".  A Roma trovò grosse difficoltà nel comunicare con gli altri, specialmente con le donne. Nel frattempo in lui era avvenuto il passaggio dalla bello al vero, cioè dalla poesia tradizionale, basata sul bello, alla poesia romantica, basata sul vero.

Si può schematizzare dicendo che passò dalla canzone all'idillio. Le canzoni sono di tipo petrarchista, soprattutto quella intitolata "All'Italia", dove però oltre allo schema tradizionale del Petrarca c'è un'accenno alla problematica romantica, cioè alla poesia fondata sul vero.

Leopardi non può essere considerato un filosofo malgrado in lui vi sia uno sforzo notevole per realizzare un sistema filosofico.  In Leopardi sono presenti due tipi di pessimismo che, secondo numerosi studiosi, si intersecano: il pessimismo storico e il pessimismo cosmico.

 Il pessimismo storico concepisce il dolore dell'uomo come un prodotto storico culturale, come Leopardi sostenne dopo aver letto il "Contratto sociale" di J. J. Rousseau. La ragione dell'uomo, poiché male indirizzata, ci ha portato al dolore; bisogna sempre, tramite la ragione, tornare verso lo stato di natura e recuperare almeno la felicità originaria.

Secondo il pessimismo cosmico il dolore è innato nell'uomo e con l'uomo, pertanto la natura non è madre benevola bens' madre malevola, ovvero la natura é matrigna. Leggendo le operette morali si nota che la natura ha creato l'uomo quasi per caso, senza rendersene conto. L'uomo é uno dei 1000 ingranaggi dell'universo, un granello di polvere. Questi presupposti materialistici, di tipo illuminista, saranno una costante in tutta l'attività letteraria di Leopardi.  Forse Leopardi  parte dal pessimismo storico e giunge al pessimismo cosmico.

La canzone dedicata all'Italia è una canzone di stile classicista ma in cui già si avverte un forte sentimento romantico. In essa c'è un confronto tra il tempo eroico e il tempo presente, un'espressione meno aulica che in Foscolo ma, forse, più limpida.

Successivamente Leopardi comporrà versi introducendo termini familiari, della vita ordinaria, usuale: la gallina, lo zappatore, che arricchiranno il linguaggio italiano con immagini di realtà umili, semplici, quotidiane. La poesia delle piccole cose inizia con Leopardi. Tutto ciò però non si riscontra nella canzone dedicata all'Italia. La forma di tale canzone è petrarchista; stilisticamente piatta, stanca, ripetitiva.

 Esiste una relazione: Foscolo sta a Omero come Leopardi sta a Simonide.

 Lo Zibaldone, pubblicato postumo nel 1898, è una raccolta di pensieri privi di organicità in quanto non dovevano essere pubblicati. Queste proposizioni però, malgrado il loro disordine, ci permettono di conoscere più a fondo il poeta.

La poesia non è più considerata un sopra-mondo irreale, ma quasi un sogno in cui si vede un paesaggio malinconico, triste, di una tristezza che nasce dalla semplice osservazione di immagini scure, buie, lontane da lui e lontane dalla logica. Benedetto Croce parlerà di poesia concepita come intuizione.

L'immagine poetica in Leopardi è sempre lontana e indefinita. In lui, come anche successivamente in James Joyce, c'è una epifanizzazione della realtà, cioè una trasfigurazione della realtà attraverso il ricordo o l'immaginazione. Infatti la realtà diventa poesia attraverso l'immaginazione e lontano dalla logica. Un'affermazione di Leopardi è che la natura e grande mentre la ragione è piccola. Si può fare un parallelo con Proust: anche in Leopardi c'è la memoria involontaria, cioè la poesia considerata come ricordo.

 

 

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