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Appunti di Storia della Letteratura

Il Crepuscolarismo

Per tanti anni, considerata una scuola poetica di scarsa importanza; rivalutata negli anni '70 del '900, come tutta la cultura e la moda del primo '900. Molti poeti del '900 hanno riconosciuto le proprie radici e i propri presupposti nella poesia crepuscolare: Montale in Gozzano.

Il termine "Crepuscolarismo" é stato coniato da Borgese (autore di "Rubè", romanzo a frammento psicologico), amico di Carlo Tozzi, nel 1910.

Guido Gozzano, torinese, poeta anti-vate che nulla insegna e nulla sa; Corazzini, romano, morto di tisi; Marino Moretti "Poesie scritte col lapis"). Il repertorio delle piccole cose di provincia (organo, pomeriggi assolati) e repertorio dei salotti di provincia. [NDR: quanto anche questi autori letterari hanno influito sulla canzone italiana "colta" d'autore degli anni '60-'70; si pensi a Guccini e a De Andrè].

In Corazzini c'é la fede assoluta nelle piccole cose cantate (viuzze, ospedaletti), la delusione per la vita e la personalità anti-eroica. Semplicità della vita e delle cose cantate in poesia: negazioni che torneranno in Montale; la malattia come elemento di canto.

Differentemente, Gozzano non ama neanche le cose che canta. Parla degli ambienti famigliari, delle "buone cose di pessimo gusto". Rimane in bilico tra una poesia "anti-solare" e "crepuscolare" che non lo soddisfa e non accetta. Con lui si manifesta il nuovo intellettuale insoddisfatto, con una crisi di identità e che si manifeterà  sotto numerosi aspetti: Svevo, Pirandello, Montale. Nasce con Gozzano il poeta anti-vate (successivamente Ungaretti si definirà "uomo di pena"), "nemico" di D'Annunzio; creò la figura di "Totò Merùmeni", l'antitesi di Andrea Sperelli, l'antiseduttore o il seduttore di cameriere invece che di nobildonne come Andrea Sperelli. Totò Merùmeni, rifacimento di una commedia di Terenzio, vorrebbe essere un personaggio lacerato interiormente che si autodenuncia; crea un "gioco nel gioco", un grossolano travaglio molto raffinato, dove non c'é niente di serio e si può soltanto riderci sopra.

Gozzano compie una satira dell'intellettuale del tempo, satira dell'eroe d'annunziano.

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