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Argomenti di Storia della Letteratura

.Niccolò Machiavelli 1

 

Niccolò Machiavelli

Il più grande iniziatore della scienza politica, ovvero Machiavelli, nasce a Firenze. Machiavelli rese teoria ciò che in pratica era già noto a Firenze e a Venezia.

 

Città

Pensatore

Cronologia

Firenze

Machiavelli

1469-1527

 L'opera maggiore di Machiavelli è "Il Principe".

Machiavelli nasce a Firenze da una famiglia piccolo-aristocratica. Si introdusse giovanissimo nella cancelleria fiorentina come segretario. Fu mandato in Francia e in Germania non come ambasciatore ma come osservatore. Il succo di queste sue esperienze politiche sono dei fratelli, delle operette che scrisse in preparazione della sua opera maggiore. Mediante queste esperienze si rese conto dell'arretratezza politica italiana di fronte alle grandi nazioni europee. Il maturo quindi una linea politica netta mente progressista, che in seguito non fu seguita; dopo di lui si tornò indietro (ad esempio Guicciardini). L'idea di Machiavelli fu definita utopistica dai critici letterari e storici. Egli fu epurato quando i Medici tornarono a Firenze nel 1512, a causa della sua politica nettamente contraria alle signorine e quindi alla corte mi dice. Si ritirò nell'albero il braccio, alla sua villa di campagna a pochi chilometri da Firenze. Ciò è testimoniato nella sua lettera alla to di (10 dicembre 1513). Vettori e Guicciardini rimarranno sempre il a voce perché di grandi famiglie aristocratiche di grande importanza nella vita politica fiorentina. Verso il 1520 i Medici cominciarono a considerare nuovamente Machiavelli, dandogli tuttavia incarichi di scarsa importanza. i 1527 avvenne il sacco di Roma da parte di Carlo V. I medici, parenti del Papa, caddero a Firenze e tornarono i repubblicani. Machiavelli fu cacciato dai repubblicani e morì nello stesso anno.

“Il Principe” fu scritto in meno di un anno, nel 1513. "I discorsi”, sua seconda opera, furono invece scritti con maggiore serenità da 1512 al 1520. La prima opera vuole essere utile e necessaria subito; la seconda opera, viceversa, è opera teorica, una riflessione sulla storia antica, sulla storia romana. “I discorsi” sono un'opera repubblicana, che esalta la Repubblica; ma non è una contraddizione con la prima e maggiore opera.

Machiavelli sostenne che in politica bisogna partire dalla realtà effettiva del paese (cfr. I capitolo de “Il Principe”). Machiavelli considera l’uom con un pessimismo nero; considera la storia fatta dai grandi personaggi (Ciro, Carlo Magno, …) sotto cui si collocano gli altri. Secondo Machiavelli gli uomini sono avari, astuti, calcolatori. Sulla massa informe si innalzano quindi le grandi personalità, si innalza il “Principe”, uomo dotato di profonde virtù, capaci di domare e spezzare la “fortuna” (si torna, probabilmente, al concetto ariostesco).

Machiavelli è un teorico sorretto dalla pratica. Scrisse anche le "Istorie fiorentine”. Intende ricavare dalla storia delle teorie universali, regole politiche, principi storici e politici dell'uomo. Per lui la storia è un campo d'osservazione e la interpreta secondo regole fisse, che lui ha già chiare in mente. In Machiavelli, insomma, non si può cercare o ritrovare il grande storico ma il grande teorico della politica.

Machiavelli considera l'uomo dal punto di vista naturalistico, come un qualsiasi elemento della natura. L'uomo è un elemento limitatissimo. Tra la massa incolta, barbara e malvagia, si innalza, come un manipolatore dei manipolati, il principe ricco di virtù. Ma che cos'è la virtù? E’ la capacità di dominare gli altri e fare il bene dello Stato, con qualunque mezzo. Machiavelli, quindi, spezza i legami tra la politica, la religione e la morale, affermando che la politica è un'attività autonoma dalla religione e dalla morale; più tardi cercherà di ricollegare questi tre contesti. Machiavelli, in definitiva, indica i veri e propri fini della politica.

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