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Argomenti di Storia della Letteratura

Ludovico Ariosto

 

La vita. 1

L'Orlando furioso. 1

Legame con il costume del suo tempo. 2

 

La vita

Ludovico Ariosto nacque a Reggio Emilia ma la sua vita si svolse alla corte di Ferrara. Era rampollo di una famiglia piccolo-aristocratica e, con scarso interesse, fece studi di diritto, poi si dedicò agli studi umanistici. Fu molto scosso dalla improvvisa morte del padre e, per mantenere tutti i fratelli minori di lui, lasciò il mondo culturale per impiegarsi alla corte del duca d’Este. Tuttavia qui non trovò un ambiente adatto alla sua personalità bensì un ambiente meschino, in cui non si sentiva compreso, neanche dal cardinale Ippolito d’Este.

Passò poi al servizio del duca Alfonso presso cui trascorse il periodo più grigio della sua vita, allietato solo dalla relazione con una donna di nome Alessandra. Si recò, successivamente, a Roma alla corte del papa Leone X, grande mecenate, che comprese le qualità artistiche di Ludovico.

Ebbe un figlio di nome Virginio, di cui parlò in una delle sue sette “Satire”.

Compose anche le poesie latine dette “Carmina”, le “Rime”, le “Commedie” e le sette “Satire” che, tra le opere minori, sono le più originali e fresche.

 

L'Orlando furioso

“L’Orlando furioso” è un poema che si può considerare una grande peripezia, ricco di invenzioni ed avventure, che conta molti personaggi, molti nuclei tra i quali, i principali, sono:

  1. l’assedio di Parigi, più la bellezza di Angelica, personaggio chiave di questa parte del poema. Tutto l’inizio dell’azione è costituito dalla fuga di Angelica. Ariosto si riallaccia all’”Orlando innamorato” di Boiardo, lasciando sottintese certi eventi che erano già stati trattati dal suo grande predecessore. L’azione ha inizio con Angelica che ha bevuto alla fontana dell’odio e Rinaldo a quella dell’amore.
  2. il paladino Orlando, che diventa appunto “furioso”. Questa è forse l’unica scena veramente drammatica.
  3. l’amore di Ruggero e Bradamante.

Questi personaggi, comunque, sono tutti legati da un nesso, da un filo conduttore. Essi, nell’ambito del poema, si incontrano spesso e per caso, dando origine, così, ad una nuova avventura, a nuove gesta. Tuttavia il poema, per quanto farraginoso e intricato, ha una sua struttura unitaria.

Benedetto Croce, per esempio, ha dedicato ad Ariosto una biografia e sostiene che, nel poema, sussiste una “divina Armonia”. C’è, secondo questo punto di vista, un’idealità che  unifica tutte le avventure del racconto, pur se queste si “snodano”, apparentemente, senza un nesso, senza un vero filo conduttore.

Binni sostiene che il poema è reso unitario da un ritmo vitale, detto “Ritmo vitale della vita”.

L’elemento unitario, forse, può essere anche rintracciato nel fatto che i personaggi sono “senza fede”, ovvero non hanno un dio, non hanno alcuna religione. Il poema di Ariosto è agli antipodi della “Commedia” di Dante, in quanto non ha alcuna trascendenza religiosa come, viceversa, quello dantesco. E’ la tesi di Ariosto che, al di sopra dell’uomo, non c’è nulla. Ariosto è un autore religiosamente indifferente; il suo poema è una bella fiaba umana.

Sono presenti, nel poema, anche una certa ironia, bonarietà, serenità, distacco che pervadono e permeano il tutto, in modo teatrale, caratteristico degli episodi e di un  palcoscenico teatrale che poi, in definitiva, è quello della vita. Arosto si pone al di fuori dei suoi personaggi, osservandoli con serenità. Il sorriso dello spettaore/lettore non diventa mai sguaiato ma resta garbato grazie, appunto, all’equilibrio psicologico e culturale del narratore.

Nel poema, è presente l’elemento della natura umana, ovvero tutto ciò che riguarda l’uomo, i suoi sentimenti: l’amore, la gelosia, la magnanimità, ecc. . Tuttavia Ariosto rappresenta i suoi personaggi come dei “tipi fissi”, come delle entità stazionarie. L’unico che si distacca da ciò, e quindi rivela una vera psicologia umana, è Orlando.

 

Legame con il costume del suo tempo

Una tipica caratteristica del Rinascimento è considerare i vari interessi dell’uomo, come ad esempio l’arte e la politica, liberi dalle autorità morali e religiose. Al centro del mondo c’è l’uomo, il quale è libero di compiere tutte le sue gesta, di esprimersi in tutte le sue forme.

Anche Ariosto tratta i suoi personaggi, e i loro sentimenti, senza partecipazione, rimanendo indifferente e non esprimendo né giudizi religiosi, né morali, né altri.  Descrive le avventure, epiche-eroiche-amorose, per amore dell’arte, della poesia; scrive per desiderio di scrivere, non per dare alcun insegnamento morale.

In Ariosto l’uomo non riesce a fuggire alle sue Passioni, contrapposte alla “Fortuna”, sinonimo di sorte o destino. Le Passioni e la Fortuna sono due forze che si intrecciano; la prima interna all’uomo, la seconda esterna.

La “magia” che  compare nel poema è una trasfigurazione della Fortuna, del Destino.

Qualora nell’opera sia rintracciabile un qualche, accidentale, moralismo, questo è involontario e indiretto.

 

 

 

 

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