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Argomenti di Storia della Letteratura

L’Umanesimo     IVannoIquad.jpg (386998 byte)

L’Umanesimo fiorisce in Italia nel ‘quattrocento (15° secolo). Studia tutto ciò che riguarda l’uomo. Questa nuova cultura, grosso modo, va dal 1396 al 1492. Nel 1396 Coluccio Salutati, umanista fiorentino, fece venire in Italia, a Firenze, un dotto greco, Manuele Crisolora, che aprì nella città una scuola di greco.

Nel Medioevo c’era stata una prosecuzione della lingua latina ma, la sua civiltà (latina) non era stata studiata a fondo. I letterati medievali cercavano negli scrittori latini un insegnamento morale, religioso ma deformavano però il significato dei testi latini e strumentalizzavano, poco o molto, il significato delle opere (latine). Quindi non era uno studio umanista.

Con la venuta di M. Crisolora, in Italia si diffonde pienamente lo studio profondo della classicità latina e greca, tenendo la civiltà antica latina e greca come esempio morale.

Quindi: l’Umanesimo studia la civiltà greca e latina.

Con l’Umanesimo nasce la "Filologia Classica", cioè lo studio scientifico degli antichi testi, la revisione anche degli antichi testi che, nel Medioevo, erano stati copiati dagli Amanuensi.

Si ritorna, almeno nel primo ‘400, a riscrivere e a comporre testi in latino e greco, ispirati alle opere antiche. Nasce il "Canone dell’imitazione" dei testi latini e greci, componendo però in lingua latina. Si diffonde un nuovo modo di pensare, sorgono nuovi interessi; l’uomo tende a rivalutare i diritti dell’uomo stesso.

Con l’Umanesimo si chiude la cultura Medievale e nasce la nuova cultura. Questa è conseguenza della nuova situazione politica ed economica: dal Comune alla Signoria, dal 1200 al 1400. Nel Comune c’era una vita abbastanza democratica, dove i cittadini avevano interessi vari: economici, politici, artistici. Nel 1200 nasce quindi la "Borghesia". Questa, col passar del tempo, nel Comune si arricchisce e dà luogo ad un piccolo governo autoritario al cui capo c’era la famiglia più ricca e potente. A Ferrara, gli Estensi; a Firenze, i Medici; a Mantova, i Gonzaga; a Milano, i Visconti; . Questa ricca borghesia porta quindi ad una nuova concezione dell’uomo: l’Umanesimo, che in seguito sarà il Rinascimento. L’Umanesimo è la concezione borghese della vita.

Con l’Umanesimo, quindi, l’uomo si libera dei vincoli religiosi e trascendentali del Medioevo; se ne libera mediante lo studio dell’antichità, ne assimila la cultura, sfociando poi il tutto nel Rinascimento.

L’Umanesimo, però, non è una civiltà anticristiana ma una civiltà antimedievale; non uno spirito pagano ma uno spirito mondano, ovvero che concentra i suoi interessi nel mondo, nell’uomo, senza tuttavia ripudiare l’esistenza di un Dio, di un "al di là", che rimangono sempre molto importanti e seguiti.

Un’altra Signoria che si afferma è "Lo Stato della Chiesa" (Concilio di Basilèa, 1432).

Nel 1500 nasce il fenomeno letterario del "Petrarchismo", cioè l’imitazione, da parte dei poeti di quel periodo, dello stile letterario di Francesco Petrarca.

 

Orizzonte sul pregresso

Il Pulci è uno scrittore molto originale del ‘400 che si discosta molto dallo stile di Poliziano, Jacopo Sannazaro, Medici. Pulci scrive in gergo, in dialetto fiorentino; il suo linguaggio , quindi, risulta assai vivace, farcito di elementi dialettali. Pur essendo molto colto, descriveva l’ambiente medievale in maniera ironica, brigantesca. Pulci ha un’anima popolaresca. La sua ironia si può vedere senz’altro nella morte di Margotte e Morgante, morti uno per la puntira di un piccolo granchio, l’altro per il gran ridere. Sostanzialmente Pulci si prende gioco del mondo epico-cavalleresco non con un senso di superiorità ma con gioia, di piacevole divertimento, di sfogo "ridanciano".

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