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Musiche ... e non solo / Musics ... but not only
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Precedente HOMEMaigret-Cervi, Tenco, Piovani e la nostra storia[Fabio Sommella - 2007 - All rights reserved] Recentemente (ma non è la prima volta, da circa dieci anni), ho rivisto con molto piacere alcuni sceneggiati (che, oggi, si chiamerebbero "fiction") RAI TV, girati negli anni '60-'70, delle "Inchieste del commissario Maigret", protagonista un attore italiano, certamente grande, del '900: Gino Cervi. Notoriamente quei bei racconti, in bianco e nero, sono tratti dai romanzi di George Simenon, raccontano vicende di genere "giallo", ambientati nella Parigi di metà secolo. Tuttavia, anzichè dei "gialli" tradizionali, thriller o di azione, seguono il canovaccio dell'indagine umana, svolta da quell'acuto conoscitore dell'animo e della nostra psiche, il commissario Maigret, reso magistralmente, nei suoi apparenti toni burberi ma, in definitiva, profondamente bonari, dal grande attore italiano scomparso negli anni '70. Gino Cervi è affiancato da uno stuolo di bravi attori dell'epoca e la signora Maigret, che accudisce il nostro con le sue amorevoli cure di moglie-madre-servitrice-compagna fedele nonchè, spesso, collaboratrice-ispiratrice nella risoluzione degli enigmi, è resa altrettanto magistralmente dall'altrettanto grande Andreina Pagnani. Le atmosfere, ... quelle atmosfere parigine e francesi, quei lungosenna, vagamente nebbiosi, scorci cittadini, di Montmartre, sono raffinati quanto ameni sfondi delle indagini e scavi psicologici che Maigret-Cervi eseguono attorno alle povere-piccole storie di un'umanità spesso derelitta che, se non ha lo spessore di quella rappresentata dai grandi narratori russi, riflette senz'altro la profondità-banalità del quotidiano cittadino contemporaneo, certo forse più vicino anche allo spettatore italiano di allora (e senz'altro anche dei lettori, francesi e non, di Simenon). E allora come, in questo scenario, non rimarcare, ricordandoli, i commenti musicali-sonori di grandi autori che incorniciavano e accompagnavano le sequenze della saga di Maigret-Cervi? Il mai troppo rimpianto Luigi Tenco, con "Un giorno dopo l'altro", ancora più struggente (qualora fosse possibile) nella sua versione francese "Le temps file ses jours"; Tony Renis, con il suo "Fri fri fri"; altri ... prima e dopo. Ecco, ciò che mi è apparso, prepotentemente vivido nella comunanza di stile, pur nella diversità e lontananza temporale, è come alcuni componimenti del grande maestro contemporaneo Nicola Piovani, potrebbero e avrebbero potuto essere, qualora le epoche lo avessero consentito, altrettanto grandi commenti musicali della saga di Maigret. Infatti come non pensare, più specificamente, alla splendida canzone "Quanto ti ho amato", che il maestro Piovani ha composto con i testi dello scrittore Vincenzo Cerami e che Roberto Benigni (ma non solo lui) ha portato al successo? E come non vedere un "isomorfismo" tra questo brano, (tipicamente italiano ma che, come tutte le opere d'arte, si allarga, con dolce ma ferma solennità, ad un respiro senza confini); come non vedere, dicevo, un legame poetico sovratemporale tra questi versi, queste atmosfere musicali e quelle "maigretiane"? Come non pensare quanto tale brano avrebbe potuto essere un abito, pressochè "sartoriale", cornice sonora al rapporto di amorevole-umana quotidianità dei coniugi Maigret? Ai pochi, lenti, essenziali gesti che la signora Maigret-Pagnani esprimeva, spesso, al termine delle loro storie in prossimità della figura quasi monumentale di Maigret-Cervi, perennemente immerso tra le sue pipe e indugiante nei suoi celeberrimi pasti? Quasi ad esprimere il labile-tenero ma fermo-indissolubile legame che si dipanava, come semplice ma inscalfibile certezza, quasi eterna, nella quotidianità di un'esistenza, scandita dai ritmi di indagini, successi, ma senza echi speciali, come molte esistenze ... "Un giorno dopo l'altro ...". "Le temps file ses jours ...", "Quanto t'ho amato e quanto t'amo ...", "... quando mi guardi in silenzio ... " ... Ecco, potrei continuare ancora, ma ... tutte queste parole, e versi di grandi artisti, per esprimere un semplice pensiero: quanto la poesia e la musica e l'arte e ... le affinità elettive, che si possono (a torto o a ragione) stabilire e riscontrare, in contesti apparentemente lontani, travalichino lo spazio e il tempo e unifichino e universalizzino esperienze, della nostra storia cuturale o semplicemente di costume, che potrebbero apparire separate! [Roma, 17 marzo 2007]
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