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Arthur
Schopenhauer & Sören Kierkegaard
Da Adorno-Gregory-Verra : Manuale
di Storia della Filosofia Vol.3 Laterza - 1996. 1
Capitolo 11 : Arthur Schopenhauer
(1788-1860) 1
Par. 1. 1
Par. 2 Mondo, volontà e
rappresentazione. 1
Par. 3 Individuazione, spazio e
tempo. 2
Par. 4 Idee e concetti 2
Par. 5 Larte e la musica. 3
Par. 6 La giustizia, la
compassione e la negazione della volontà. 3
Capitolo 13 : Sören Kierkegaard (1813-1855) 4
Par. 1. 4
Par. 2 I tre stadi dellesistenza:
estetico, etico e religioso. 4
Par. 3 Langoscia, il peccato e il cristianesimo. 5
Par. 4 Il pensatore soggettivo e
la comprensione dellesistenza. 5
Iscritto prima a Medicina, poi a
Filosofia.
Lavorò quasi tutta la vita al suo
capolavoro Il mondo come volontà e come rappresentazione. Antagonista di
Hegel, Altre importanti opere, seppure minori: Parerga e paralipomena.
Main Themes
- Rifiuto
di ogni prospettiva razionalistica e ottimistica, vanamente rivolta a velare
il dolore che pervade luomo, la sua vita e luniverso;
- violenta
polemica contro lidealismo, soprattutto hegeliano, considerato unenorme mistificazione in quanto
- non sa
distinguere tra ideale e reale
- risolve lintera
realtà nei concetti
- funzione
rigeneratrice che hanno larte e, in generale, la contemplazione
estetica
- forte
predilezione per la religiosità e per la mentalità indiana,
contrapposta allumanesimo scientifizzante della cultura occidentale ed europea
- Non ripudia
in blocco la filosofia europea e fonda la sua intera visione su Platone e Kant;
linguaggio kantiano con cui apre la sua opera:
- il mondo è
riportato interamente alla rappresentazione del soggetto e inteso in senso tipicamente
fenomenico,
Affinità e differenze con la filosofia
critica di Kant (v. anche par. 3); tramite
i richiami a Kant:
- ammonisce
contro la ciarlataneria dei sistemi idealistici
- rammenta
che il nesso causale e i procedimenti razionali sono validi
esclusivamente nellambito dei fenomeni
tuttavia:
- non si
attiene ad una linea di rigorosa cautela critica
come quella kantiana ma passa decisamente su un piano metafisico. à Sviluppo
della cosa in sé: questa non resta unincognita o un concetto limite
ma rivela chiaramente la sua natura di volontà di vivere, di sforzo perenne di
perpetuarsi e affermarsi, volontà di cui il mondo sensibile è solamente
lo specchio (constatabile anche nelluomo e nel suo rapporto con il proprio corpo).
Caratteri fortemente pessimistici
della concezione della volontà universale: volontà senza scopi o fini ma forza cieca
tendente continuamente ed esclusivamente a realizzar se stessa. à Fatica
di Sisifo delluomo e di tutti i viventi:
- Sofferenza
come ostacolo con cui si scontra la volontà inibita nella realizzazione di un suo scopo.
- Ciò avviene
in modo proporzionale con quanto alte sono le forme di vita.
- La volontà,
nel suo incessante affermarsi, non riesce mai a perseguire uno scopo in modo definitivo e
conclusivo e in cui acquietarsi Ogni desiderio scaturisce da uninsoddisfazione
generante nuova insoddisfazione
- Tutto ciò
in quanto lindividuo si illude di avere una realtà propria senza rendersi conto che lindividualità ha
senso solo sul piano fenomenico.
- Fa uso,
kantianamente, delle forme a priori spazio e tempo, ma
conferisce loro un significato più ampio:
- in Kant la concezione
di queste forme aveva un significato rigorosamente trascendentale, ovvero spiegava la
possibilità di una conoscenza universale e necessaria del mondo fisico
- qui serve
come principium individuationis, ossia spiega il rifrangersi
delluniversale volontà di vita (NDR: !?!) che, tuttavia, è una pur nella molteplicità di esseri coesistenti e
transeunti sul piano dei fenomeni;
- verso
questa molteplicità vale solo il principio di ragione, cioè la ricerca
di nessi causali che invece non può applicarsi:
- al
rapporto soggetto-oggetto
- al
rapporto tra molteplicità fenomenica degli individui e lunità di fondo della
volontà universale
- alla fase
intermedia di oggettivazione della volontà che sono le idee platoniche.
.Indica una profonda affinità tra Platone
e Kant ma non perché:
- le forme a
priori kantiane si possono interpretare come
una reviviscenza o residuo della dottrina platonica delle idee
bensì perché:
- entrambi i
due filosofi hanno avuto piena consapevolezza dellirrealtà e dellillusorietà
del molteplice sensibile che ci circonda. Le differenze tra i due sono che:
- Kant si è
spinto fino alla nozione di cosa in sé da cui, se avesse rinunciato
a intenderla (la cosa in sé) ancora come oggetto di pensiero (seppure ipotetico), sarebbe
stato facile giungere alla volontà universale
- Platone si è arrestato al grado intermedio delle
forme determinate e immobili in cui la volontà si oggettiva.
Le idee o forme costituiscono i
modelli immutabili ed eterni delle cose sensibili, degli individui che nascono e
muoiono, sempre diventano e mai sono. Lidea di uomo è la più alta e perfetta obiettivazione della
volontà, che non è sola ma è il vertice di una
piramide che lo sorregge e porta gradualmente ad esso (dallinorganico, attraverso le
forme inferiori, piante e animali, ecc..).
Distinguere nettamente le idee dai
concetti, questi ultimi semplici prodotti dellastrazione, che si fondano sulle rappresentazioni intuitive e
non esisterebbero né avrebbero senso senza di esse.I concetti hanno senso solo nellambito
dei fenomeni regolati dalle leggi di causalità e individualizzati dallo spazio e dal
tempo che tendono a unificare dallesterno à i
concetti sono semplici espedienti classificatori
nei quali si possono raccogliere cose affini ma senza che tali cose si
sviluppino dai concetti stessi; viceversa lidea è simile ad un vivente
perché è principio da cui si genera una molteplicità di fenomeni anche se non
ne viene intaccata leternità e limmobilità.
La distinzione tra idee e concetti è
fondamentale anche per comprendere la particolare funzione che Schopenhauer assegna
allarte nel processo di liberazione dalla volontà e dalle sue illusioni sensibili.(
)
Lidea può essere conosciuta soltanto da chi:
- ha saputo
elevarsi al di sopra dellindividualità,
- ha saputo
liberarsi dalla volontà,
- ha cessato
di inseguire le relazioni delle cose
- per giungere
alla contemplazione intuitiva e disinteressata delle idee.
La conoscenza delle idee viene
raggiunta soltanto attraverso quella forma di contemplazione il cui modello risiede nellattività
del genio, che si realizza nellarte e di fronte alle opere darte
(e non tramite il pensiero astratto e il ragionamento
scientifico).
Il genio consiste:
- nella
capacità di conoscere le idee invece dei singoli oggetti cioè
indipendentemente dal principio di ragione (ovvero dai rapporti spazio-temporali e
causali),
- e di
trovarsi di fronte ad esse come puro soggetto del conoscere e non come individuo.
La capacità del genio deve
necessariamente trovarsi, in misura maggiore o minore, in ogni uomo, altrimenti gli
artisti non sarebbero in grado di produrre larte né gli altri uomini di apprezzarla.
Lopera darte non è altro che
il mezzo di comunicazione dellidea
- isolandola
da ogni altra forma di realtà
- e tenendola
fuori da ogni motivo di perturbamento sensibile.
In tal modo lartista permette al
nostro sguardo di penetrare allinterno del mondo e a coglierne lessenziale.
Posto eccezionale occupa la musica
(cfr. collegamenti a Wagner e a Nietzsche), che è indipendente non solo dal mondo
sensibile ma anche dalle stesse idee à la musica
esisterebbe anche se non esistesse il mondo. La musica riproduce e oggettiva la
volontà universale direttamente, senza il tramite delle idee.
Non meno importante è il processo morale
che conduce luomo a sollevarsi dallegoismo e dalla passività rispetto agli
istinti e le passioni, a una forma di vera e propria ascesi per giungere infine alla
negazione della volontà. Varie forme e livelli:
- giustizia
dello Stato
- giustizia
che governa il mondo (divina)
- compassione
- ascesi
- negazione di
ogni volontà e di ogni rappresentazione (sviluppi nella letteratura dell800 e
premessa al nichilismo).
Di famiglia agiata, allevato in un clima
di estremo rigore e forte religiosità. Teologo.. Seguì le lezioni
di Schelling. Combattè il protestantesimo ufficiale.
I suoi scritti, sotto forma di diario,
racconti, aforismi, corrispondono allimpianto antiprofessorale, antiaccademico e
antisistematico del suo pensiero.
Il suo pensiero rivalutato nel 900
dalle correnti esistenzialistiche. V. caratteristica notevole di Kierkegaard, in
fondo agli appunti.
Tensione tra due poli
avvertiti irriducibili nella loro opposizione:
- cristianesimo
autentico, inteso come intervento di Dio nella storia per la salvezza di ogni singolo uomo
- filosofia
sistematica assoluta, di cui lespressione più coerente e significativa è
il pensiero di Hegel.
Centro/fulcro di questa tensione è lesistenza intesa come nucleo
di possibilità.
Esistenza come interiorità
soffocata dallerudizione del pensiero filosofico; da ciò i malintesi tra la
speculazione filosofica e cristianesimo.
Esistere non è un atto unitario
o una disposizione generica ma si articola secondo una scala di possibilità e di
stadi, ciascuno dei quali si oppone al precedente e lo nega, senza
passaggi necessari à dialettica
qualitativa dellesistenza cioè procedente per salti e non per passaggi
mediati come nella dialettica hegeliana.
- Stadio estetico
à comporta vivere
nel momento e genera malinconia profonda e invincibile offuscata da maschere quali
gioia, frivolezza
à figura di
Don Giovanni
- Stadio etico
à matrimonio;
il tempo è posto al servizio della storia, continuità universale d intenti, azione,
- Stadio religioso
à simboleggiato
da Abramo, infrange la serenità dello stadio etico;
la fede sospensione delletica ha carattere paradossale; il singolo si trova al di
sopra delluniversalità della legge morale trovandosi in un rapporto assoluto con
Dio.
Da quanto riferito e simboleggiato da Abramo, deriva il senso
fondamentale del rapporto religioso come contraddizione assoluta rispetto a tutto ciò che
è immanenza e razionalità.
Analisi dellangoscia:
il peccato come punto di partenza dellesperienza religiosa. Lesistenza
religiosa, in quanto condizionata dal peccato,
ha come condizione fondamentale langoscia, che non
è timore per qualcosa di determinato ma ha come riferimento il nulla.
Il nulla è una sorta di vertigine
insuperabile, connessa alla libertà. (viceversa
nella dialettica hegeliana era un momento essenziale di un processo destinato a integrarlo
e a risolverlo in positivo).
La libertà non è scelta
tra il bene e il male ma possibilità infinita di potere, che non è solo tentazione
ma anche peccato, in quanto con esso ci si contrappone a Dio.
Respinge linterpretazione del
peccato originale come peccato commesso una volta per tutte da Adamo ed Eva; esso
non è diverso da quello compiuto dagli altri
uomini, dalla loro esistenza singola che è non verità davanti a Dio che è verità.
- Il
paganesimo sentiva il nulla come destino;
- il
cristianesimo è andato oltre mettendo a nudo la contraddizione radicale delluomo
nel suo rapporto con Dio:
- un
rapporto paradossale e impossibile in termini di ragione (trattandosi di termini non
conciliabili)
- che si
integrano solo nel senso della fede cristiana.
Differenze:
- il pensiero
filosofico riguarda lintera
specie umana e si fonda su verità universali e necessarie
- il messaggio
cristiano riguarda il singolo come peccatore e si fonda su un evento storico.
Dai due bullet precedenti si evince
il momento paradossale della fede rispetto alla ragione in cui, nel caso del
cristianesimo avente valore di fatto assoluto, un unico evento storico fonda
verità universali, laddove generalmente ciò non è possibile. Il cristianesimo
rappresenta un intervento di Dio nella storia e insieme riguardano lesistenza umana
nella sua storicità consentendole il passaggio ad un ordine eterno attraverso la fede.
In campo filosofico-religioso si
originano:
- un rifiuto
del sapere sistematico
- e oggettivo
proprio
- dalla
interpretazione esistenziale del cristianesimo
- e dalla
concezione cristiana dellesistenza.
Distinzione fondamentale tra pensiero
oggettivo e pensiero soggettivo generante il contrasto tra pensiero
speculativo (verità come oggettività) e pensiero cristiano (verità come paradosso dellesistenza
nel rapporto con Dio).
- Oggettivo:
- vuole
risolvere
- il
singolo nella specie
- lindividuo
nel genere umano
- e vuole
attingere
- verità
universali
- e
necessarie
identiche per tutti (e
pertanto non pertienti né significative per nessuno in particolare.)
- Soggettivo:
- nasce
- e vive
- nello
sforzo di comprendere non lessenza universale delluomo ma la sua esistenza
individuale e perciò
- nasce
- e vive
- dalla
contraddizione e nella contraddizione.
Ne deriva che la verità non è
propriamente insegnabile né comunicabile in quanto non è questo o quel sistema
di argomentazioni ma è il manifestarsi di Dio alluomo in un effettivo
processo di salvezza.
La caratteristica più notevole di
Kierkegaard non sta nella novità
delle argomentazioni, in effetti già
abbondantemente diffuse nella tradizione religiosa (in primis luterana)
bensì nellaverle svolte in rapporto alla religione non come aspetto isolato
della vita delluomo ma ponendole al centro di una concezione
filosofica nuova che cerca di dare alluomo ciò che più gli interessa:
la comprensione di se stesso e della propria esistenza.
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