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Appunti sul Criticismo kantiano

Sommario

Sommario................................................................................................................................................................................................. 1

Da “Adorno-Gregory-Verra : Manuale di Storia della Filosofia – Vol.2– Laterza - 1996”........................................................... 1

Capitolo 35.......................................................................................................................................................................................... 1

Par. 2 <<Il criticismo: fisica e metafisica>>................................................................................................................................ 1

Par.3 <<Giudizi analitici e giudizi sintetici>>............................................................................................................................. 1

Par.4 <<La sensibilità: spazio e tempo>>.................................................................................................................................. 2

Par.5 <<L’intelletto e le categorie>>.......................................................................................................................................... 2

Par. 6 <<La “Rivoluzione copernicana”>>................................................................................................................................ 2

Par.7 <<La ragione e le idee>>.................................................................................................................................................... 3

Par.8 <<La morale: l’imperativo categorico>>.......................................................................................................................... 5

Par.9 <<I postulati della ragion pratica>>................................................................................................................................. 5

Par.10 <<Religione e storia>>..................................................................................................................................................... 5

Par.11 <<Il sentimento estetico e la finalità della natura>>.................................................................................................... 6

Par.12 <<Il giudizio estetico>>.................................................................................................................................................... 6

Par.13 <<Il giudizio teleologico>>.............................................................................................................................................. 6

 

Fonte Bibliografica: “Adorno-Gregory-Verra : Manuale di Storia della Filosofia – Vol.2– Laterza - 1996”

Capitolo 35 

Par. 2 <<Il criticismo: fisica e metafisica>>

·        Criticismo di Kant: metafisica e distinzione tra sensibilita' (sue forme a priori sono spazio e tempo, intuizioni pure indipendenti dai sensi che condizionano ogni conoscenza fenomenica) e intelligenza.

·        Tribunale che tuteli la ragione nella conoscenza di se': la critica della ragion pura: possibilita' e limiti. Esame della nostra facolta' di conoscere a priori.

·        Spiegare la validita' della conoscenza attraverso una critica della ragione; ovvero come il soggetto conoscente organizza i dati dell'esperienza e costruisce il proprio sapere.

·        Come il conoscere, muovendo dall'esperienza, giunga a una forma universale e necessaria.

·        Come organizzare i dati dell'intuizione sensibile per costruire un tale sapere.

·        E' possibile una conoscenza fondata su giudizi a priori?

·        Il problema non riguarda gli oggetti del sapere, ma i processi formali che rendono possibile il sapere e la sua organizzazione.

·        Fondamento a priori, ovvero trascendentale.

·        Ricerca basata sulle condizioni a priori della conoscenza; riguarda: matematica, fisica e metafisica (NDR: spirito).

·        Il risultato della critica: si esclude la possibilita' di una metafisica come scienza, pur riconoscendo l'impossibilita' di sopprimere la metafisica come esigenza della ragione umana.

 

Par.3 <<Giudizi analitici e giudizi sintetici>>

·        In quali ambiti sarà lecito applicare il Giudizio Sintetico a Priori?

·        3 facoltà cognitive umane:

q        Sensibilità à Estetica Trascendentale

q        Intelletto à Analitica Trascendentale

q        Ragione à Dialettica Trascendentale

·        Nella “Critica della Ragion Pura” il termine “Trascendentale” significa che trascende gli oggetti, i contenuti e riguarda i processi formali, il modo di rendere possibile a priori la conoscenza (universale e necessaria).

 

Par.4 <<La sensibilità: spazio e tempo>>

·        Dati e Forme. Tempo (Intuizione Interna) e Spazio (Intuizione Esterna) sono Intuizioni a Priori applicabili all’esperienza di un essere razionale sensibile e finito (non a Dio o allo spirito).

·        Nulla si conosce sensibilmente se non in un nesso spazio-temporale.

·        Tutti i fenomeni sono nel tempo.

·        L’Estetica Trascendentale come primo importante momento di delimitazione dell’ambito della conoscenza oggettiva.

 

Par.5 <<L’intelletto e le categorie>>

·        Analitica Trascendentale: l’intelletto come facoltà di pensare gli oggetti dell’intuizione (la sensibilità è la ricettività del nostro animo rispetto alle rappresentazioni).

·        NDR: in Kant, “Intelligibile = Concetto”, “rendere intelligibile = concettualizzare”.

·        La conoscenza nasce dall’unione di sensibilità e intelletto.

·        Intelletto, facoltà di pensare come facoltà di giudizio.

·        L’Analitica Trascendentale analizza le forme della conoscenza definendo i concetti puri dell’intelletto capaci di riferirsi a priori agli oggetti dell’intuizione [NDR: sensibilità].

·        CATEGORIE come funzioni logiche mediante le quali si esplica il giudicare (la funzione propria dell’intelletto) e mediante le quali è possibile UNIFICARE la molteplicità delle intuizioni sensibili.

·        Le CATEGORIE (diverse da quelle aristoteliche) permettono di pensare a priori l’oggetto dato dall’intuizione.

·        Le GATEGORIE come articolazioni di unica funzione fondamentale chiamata APPERCEZIONE TRASCENDENTALE (io penso).

 

Par. 6 <<La “Rivoluzione copernicana”>>

·        Rivoluzione Copernicana:  non è la conoscenza a regolarsi sugli oggetti ma gli oggetti a conformarsi ai principi a priori, basi della conoscenza.

·        La natura si presenta come complesso di leggi razionali, ovvero: leggi condizionate dalla ragione umana che, nell’atto di conoscere gli oggetti, li organizza secondo le proprie strutture a priori.

·        DEDUZIONE TRASCENDENTALE, ovvero come, pur nell’eterogeneità, le categorie, concetti puri, si applicano all’esperienza, ai fenomeni. Ciò avviene tramite un terzo elemento: il tempo; questo è omogeneo tanto alle categorie (ha forma universale ed è a priori) quanto ai fenomeni (implicito ad ogni rappresentazione del molteplice).

·        SCHEMI TRASCENDENTALI, determinazioni a priori del tempo  che mediano l’applicazione delle categorie  ai dati fenomenici.

·        L’IMMAGINAZIONE PRODUTTIVA, facoltà intermedia tra sensibilità e intelletto.

·        Noumeno, ovvero “cosa in sé[1], oggetto di una intuizione intelettuale: concetto problematico che ha valore negativo, concetto limite che indica la limitazione del conoscere scientifico ai fenomeni; nulla di positivo  circa l’oggetto, in quanto, per avere del noumeno un concetto positivo, si dovrebbe ricorrere alle categorie che tuttavia sono applicabili esclusivamente agli oggetti dell’intuizione sensibile.

 

Par.7 <<La ragione e le idee>>

·        Soltanto la fisica può essere scienza; viceversa la metafisica non può esserlo, perchè non ha alcuna possibilità di cogliere i suoi soggetti (Dio, l’anima, la totalità del mondo) nell’esperienza[2].

·        Deve essere sottolineato, tuttavia, che per Kant la metafisica NON rappresenta una deviazione casuale sul cammino della ricerca della verità (ovvero: la metafisica non è semplicisticamente un insieme di credenze arbitrarie e fantastiche da confutare, di cui mostrare l’inconsistenza unicamente allo scopo di liberarsene); bensì la metafisica rappresenta il risultato di un processo inevitabile e insopprimibile della ragione umana.

·        Il termine ragione deve essere inteso in senso stretto; ovvero: indica non la generica capacità di pensiero bensì la facoltà delle idee, cioè dei concetti puri come le categorie.

·        Mentre le categorie hanno un funzione costitutiva della conoscenza, le idee hanno una funzione regolativa della stessa[3].

·        Mentre:

q        le categorie permettono di formulare giudizi determinati,

q        le idee:

v          rispondono all’esigenza di superare i limiti propri  della conoscenza scientifica;

v          permettono di trovare:

Ø        un principio incondizionato;

Ø        una superiore “unità sintetica di tutte le condizioni in generale”;

v     sono il principio della sistematicità della conoscenza in quanto tendono all’unità assoluta e incondizionata della stessa.

·        Queste caratteristiche delle idee si esercitano non in una serie illimitata di direzioni ma esclusivamente in 3 direzioni, ognuna caratterizzata da una ben definita ricerca di unità:

q        Psicologia razionale à (ricerca di unità) incondizionata del soggetto pensante (anima)

q        Cosmologia razionale à (ricerca di unità) assoluta della serie delle condizioni del fenomeno (mondo)

q        Teologia trascendentale à (ricerca di unità) assoluta delle condizioni di tutti gli oggetti del pensiero in generale (Dio)-

·        Pertanto la ragione:

q        da un lato tende necessariamente all’incondizionato, cioè a superare le condizioni del sapere scientifico;

q        dall’altro lato cade inevitabilmente in argomentazioni sofistiche, prive di valore dimostrativo, se si avventura al di là degli oggetti dell’esperienza.

·        Dalla ragione, che non può rinunciare alla ricerca degli oggetti corrispondenti alle sue tre idee (fuochi immaginari verso cui far tendere e orientare le nostre conoscenze), si origina inevitabilmente una dialettica à dialettica trascendentale.

·        A tali oggetti, essendo tuttavia solo realtà puramente pensabili (noumeni) e non date nell’esperienza sensibile (fenomeni), la ragione non può attingere se l’uomo non vuole rischiare è di precipitare nell’arbitrario e nel vuoto.

·      La metafisica non può mai essere scienza ma rimane insopprimibile come esigenza sul piano trascendentale (ossia sul piano delle condizioni a priori della ragine che tende all’unità della conoscenza intellettuale con affermazioni di carattere incondizionato, sorpassando i limiti della conoscenza scientifica).

·      Il compito del criticismo sarà allora: mostrare la genesi dell’illusione, naturale e inevitabile, che scaturisce dalla necessità di cercare un principio incondizionato (tale esigenza non ha valore oggettivo  ma ha senso solo nell’ambito trascendentalòe delle forme a priori).

·        L’interna dialettica  delle tre idee della ragione:

q        Idea psicologica, ovvero: ricerca di un’unità incondizionata del soggetto pensante à si pretenderebbe di passare a delle affermazioni sulla natura del soggetto pensante come sostanza spirituale o anima;

v     Tuttavia in tal modo si effettua un paralogismo[4] in quanto la nozione di soggetto pensante, “io penso”, è puramente formale;

v     viceversa, per ampliare la nostra conoscenza in merito, occorrerebbero dei contenuti [NDR: relativi al soggetto pensante] che non possono mai essere ricavati a priori e senza esperienza.

Noi quindi non dobbiamo né possiamo rinunciare all’idea psicologica ma siamo costretti a non poter formulare alcuna conclusione circa la   realtà noumenica (realtà in seè) del soggetto.

q      Idea cosmologica; ovvero: ricerca di unità assoluta della serie delle condizioni del fenomeno (mondo) à si originano quattro antinomie[5];

v     le prime due:

Ø        soggetto 1: inizio temporale e limiti spaziali del mondo;

Ø        soggetto 2: riduzionismo circa le sostanze del mondo

danno origine a due coppie di proposizioni (tesi e antitesi) che non possono dare origine a conoscenza in quanto entrambe false perché pretendono di enunciare dei predicati, seppure opposti,  circa un soggetto che non può mai essere dato[6] (mondo totale o sostanze del mondo).

v     le altre due:

Ø        soggetto 3: causalità delle leggi di natura come unica origine dei fenomeni del mondo;

Ø        soggetto 4: esistenza nel mondo di un Essere, o di sua parte o di sua causa,  assolutamente necessario

danno anche origine a due coppie di proposizioni (tesi e antitesi):

Ø        per cui vale il principio che l’incondizionato non può mai essere dato in un’esperienza;

Ø        e che possono essere entrambe vere purchè:

ü      sia chiaro il loro termine di riferimento che:

¨        nella tesi è il noumeno

¨        e nell’antitesi è il fenomeno.

Pertanto anche queste proposizioni non possono dare origine a conoscenza.

·            Non validità dell’argomento ontologico, che deduce l’esistenza di Dio dalla sua definizione. L’idea di Dio indica soltanto una necessità della ragione  di pensare l’unità assoluta delle condizioni di tutti gli oggetti.

·         Del pensiero in generale (passando dal condizionato, della conoscenza per concetti, all’incondizionato).

·        Come già detto sopra, si ribadisce che: le idee della ragione non hanno valore costitutivo, come le categorie dell’intelletto (in tal caso si risolverebbero in concetti raziocinanti o dialettici); ma hanno valore regolativo, orientando verso un’unità i concetti dell’intelletto.

·        L’illusione di dirigere l’intelletto verso uno scopo di unità, a cui si vorrebbero far convergere le (NDR: 3?) direttrici di tutte le sue regole, è una illusione rigorosamente necessaria.

·        Punti. della “Critica della Ragion Pura”, che restano aperti:

q        È la libertà semplicemente un’ipotesi? Ovvero un’idea della ragione a cui non si può rinunciare ma priva di qualsiasi realtà e consistenza? à “Critica della Ragion Pratica

q        La struttura delle forme a priori[7] è sufficiente a spiegare la natura specifica con cui abbiamo a che fare? (Rispetto alla quale abbiamo non solo un rapporto teoretico ma anche estetico) àCritica del Giudizio

 

Par.8 <<La morale: l’imperativo categorico>>

·          Critica della ragion pratica: studio delle condizioni del mondo morale.

·          Il problema di un mondo spirituale, retto dalla libertà, non era risolvibile nell’ambito del mondo dell’intuizione sensibile retto da necessità causale. A questo mondo spirituale, dei fini o della libertà, ci introduce la ragion pratica.

·          La presenza nell’uomo di una legge morale appare un fatto inspiegabile rispetto ai dati sensibili entro l’ambito teoretico della nostra ragione. Imperativo morale à imperativo categorico.

·          Imperativi:

q        Ipotetico à condizionato

q        Categorico à incondizionato; è la legge del dovere; prescrive:

v       Modo

v       Forma dell’azione

v       Norma del volere

·          Autonomia della ragion pratica nella legge morale.

·          Ogni essere razionale è autore di una legislazione universale à regno dei fini; ideale che si concreta nel rispetto della persona umana.

·          Cade la morale legata a premi e a prescrizioni.

 (. . .)

 

Par.9 <<I postulati della ragion pratica>>

(. . .)

·          La libertà, come condizione della moralità, è dunque il fondamentale postulato della ragion pratica perché senza libertà non vi sarebbe legge morale.

·          Ma la ragion pratica scopre altri due postulati:

q        l’immortalità dell’anima

q        l’esistenza di Dio.

·          I tre postulati della Critica della ragion pratica (libertà, immortalità dell’anima ed esistenza di Dio), che nella Critica della ragion pura apparivano come idee puramente pensabili non passibili di conoscenza, si pongono all’interno della moralità ma non consentono comunque alcun passaggio al piano della conoscenza e quindi della metafisica.

Par.10 <<Religione e storia>>

·          Dalle due critiche, deriva la concezione di Kant di “religione nei limiti della ragione” (si rovescia il tradizionale rapporto tra religione e morale).

(. . .)

·          La religione, come fede razionale, viene ricondotta nell’ambito della ragione, trovando il suo unico fondamento nella ragion pratica.

·          La storia ha inizio quando l’uomo, commettendo il peccato, esce dal suo stato di natura e scopre le infinite possibilità della libertà[8].

·          La storia delle istituzioni, sia religiose che politiche, sono valutate in base a criteri sostanzialmente morali, in base alla fiducia nell’insostituibile e insindacabile funzione della libertà della coscienza morale e razionale.

Par.11 <<Il sentimento estetico e la finalità della natura>>

·          Autonomia del sentimento estetico à precorre temi romantici e idealistici. Concezione organicistica e vitalistica della natura (à Critica del giudizio).

·          Giudizi:

q        determinante: della conoscenza scientifica implica l’esistenza di una regola universale (categorie), già presente nell’intelletto che la applica agli oggetti dati dalle intuizioni

q        riflettente: risponde ad un’esigenza, propria della soggettività trascendentale, di ammettere un ordinamento finalistico nel mondo della natura. Ha due specificazioni:

v       Giudizio estetico

v       Giudizio teleologico

q        Si fondano entrambi sulla finalità

q        e non sono conoscitivi.

·          Tale finalità della natura è un particolare concetto a priori che ha la sua origine unicamente nel giudizio riflettente ma non può prescriverlo alla natura nella cui conoscenza scientifica non trova spazio il concetto di finalità.

Par.12 <<Il giudizio estetico>>

·          Accordo spontaneo di immaginazione e intelletto. Sentimento del bello. Piacere disinteressato. Gusto.

·          Nel giudizio estetico non si ha una conoscenza dell’oggetto che possa esprimersi in un concetto. (. . .)

·          Il giudizio estetico esprime un’armonia, un “libero giocofra immaginazione, legata al particolare, e l’intelletto come facoltà universale. (. . .) Esprime un giudizio non logico, stato d’animo soggettivo  ma insieme universale.

(. . .)

Par.13 <<Il giudizio teleologico>>

·          Coglie una finalità oggettiva nella natura.

·          Mediato dall’atmosfera culturale in cui vive Kant ma anche da ragioni interne allo sviluppo della sua filosofia.

·          Non amplia l’ambito della conoscenza scientifica

·          Ma orienta verso una connessione dei fenomeni secondo leggi  più generali  di unificazione del molteplice. à Legami e derivazioni con il Romanticismo e Idealismo, lontani e diversi dalla sua impostazione originaria.

 


[1] Kant sottolinea che una cosa da pensare NON come oggetto dei sensi,  bensì unicamente tramite l’intelletto puro, NON comporta alcuna contraddizione interna perché NON è sostenibile che la sensibilità costituisca l’unica possibile maniera di conoscere.

[2] In tal senso la posizione di Kant, sul piano metafisico, si può considerare teoreticamente [NDR: conoscitivamente] agnostica.  Gli interrogativi lasciati aperti dalla ragione teoretica troveranno una risposta in sede di ragion pratica.

[3] NDR: nella conoscenza le categorie stanno alle idee come nella biochimica le proteine strutturali stanno agli enzimi.

[4] Un ragionamento apparentemente corretto ma sostanzialmente sbagliato.

[5] Contraddizioni necessarie.

[6] Infatti noi conosciamo sempre fenomeni nel modo e mai il mondo come fenomeno.

[7] Forme a priori dello spazio, del tempo, delle categorie e delle idee; la loro struttura  ci consente di pensare la natura in generale come totalità dei fenomeni sottoposti a leggi meccaniche.

[8] NDR: analogia con le concezioni d Erich Fromm.

 

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