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Appunti sui Filosofi Idealisti: Fichte, Schelling, Hegel

Da “Adorno-Gregory-Verra : Manuale di Storia della Filosofia – Vol.3– Laterza - 1996”. 1

Capitolo 2 : Johann G. Fichte (1762-1814) 1

Par. 1. 1

Par. 2 – Filosofia della libertà. 2

Par. 3 – logica e dottrina della scienza. 2

Par. 4 – Dal dogmatismo all’idealismo trascendentale. 2

Par. 5 – Libertà e filosofia. 3

Par. 6 - Diritto e morale. 3

Par. 7 – La storia e la divinità. 3

Par. 8 – Rinascita nazionale (tedesca) 3

Capitolo 3 : Friedrich Wilhelm J. Schelling (1775-1854) 3

Par. 1. 3

Par. 2 Filosofia della natura. 3

Par. 3 – Dinamismo e organicismo. 4

Par. 4 – filosofia trascendentale come storia e memoria dell’autocoscienza. 4

Par. 5 – Intuizione intellettuale: arte e filosofia. 4

Par. 6 – Storia e rivelazione. 4

Par. 7 - Libertà e Male. 4

Par. 8 – filosofia: negativa e positiva. 4

Capitolo 5 : Georg Wilhelm F. Hegel (1770-1831) 4

Par. 1. 4

Par. 2 – La dialettica. 5

Par. 3 - L’identità di razionale e reale: intelletto e ragione. 5

Par. 4 – Il cammino della coscienza verso il sapere. 5

Par. 5 – La logica speculativa. 6

Par. 6 – La natura. 8

Par. 7 – Lo spirito soggettivo. 9

Par. 8 – Lo spirito oggettivo: Stato, eticità e storia. 9

Par. 9 – Lo spirito assoluto: arte, religione e filosofia. 10

Par. 10 – La filosofia e il proprio tempo: filosofia e storia della filosofia. 10

 

Da “Adorno-Gregory-Verra : Manuale di Storia della Filosofia – Vol.3– Laterza - 1996”

 

Capitolo 2 : Johann G. Fichte (1762-1814)

Par. 1

Ammiratore e allievo di Kant, suo “mèntore”. Kant ha effettivamente superato il dubbio scettico di Hume solamente se la filosofia trascendentale si intende nel suo spirito e non in modo letterale, superandone i residui dogmatici,  soprattutto la nozione di “cosa in sé”, contraddittoria secondo i primi critici di Kant.

Obiettivo, pertanto, è spiegare in modo completo e sistematico la genesi e la costituzione della coscienza in base alla spontaneità dell’Io e al suo incessante contrapporsi a tutto ciò che è opposto a tale spontaneità, cioè il Non-Io. à “Fondamenti dell’intera dottrina della scienza” (1794). Ma scrisse anche di temi politici, etici e pedagogici. Da ciò, accuse di ateismo.

Par. 2 – Filosofia della libertà

Il suo sistema filosofico voleva liberare l’uomo dai ceppi delle cose in sé. à Filosofia della libertà. à Unire vita e filosofia. à La libertà ha carattere razionale. (…) Sembra difficile cogliere il legame con le aromentazioni specificamente teoretiche (ovvero: relative alla conoscenza). Ma Fichte identifica. O sostiene, che anche alla base della logica c’è un atto di spontaneità e libertà. La filosofia, infatti, si occupa non di fatti ma di atti, ovvero delle operazioni da cui derivano la coscienza, l’autocoscienza, e qualsiasi forma di sapere. Fedele agli insegnamenti kantiani, non intende la filosofia come metafisica ma si mantiene su un piano rigorosamente trascendentale (NDR: nella “Critica della Ragion Pura” il termine Trascendentale significa che trascende gli oggetti, i contenuti e riguarda i processi formali, il modo di rendere possibile a priori la conoscenza, universale e necessaria).

Par. 3 – logica e dottrina della scienza

Filosofia su un atto spontaneo, non su un fatto  à rovesciamento dei rapporti tra logica e filosofia.Kant aveva distinto la logica trascendentale (che attiene alle condizioni a priori di ciò che si può conoscere effettivamente) dalla logica generale (o formale, che attiene semplicemente alle condizioni secondo cui si può pensare qualcosa, prescindendo dal suo carattere di conoscenza effettiva); tuttavia quest’ultima aveva mantenuto un primato sulla filosofia (la non contraddizione restava condizione necessaria, anche se non sufficiente, per ogni forma di sapere).

Tale rovesciamento viene posto per la prima volta da Fichte e avrà importanza nello sviluppo della filosofia idealistica. Alla filosofia, come dottrina della scienza, viene dato il compito di fondare la logica (e non viceversa) in quanto è proprio la dottrina della scienza a indicarne le condizioni necessarie, condizioni non teologiche ma desunte dal processo stesso di costruzione del sapere. à à L’Io, ponendo se stesso, dimostra la sua esistenza perché senza di esso non potrebbe esserci alcun giudizio e, di conseguenza, alcuna proposizione per la quale sia valida la logica.

  • La logica riguarda le forme del sapere, ovvero le condizioni generali secondo cui si deve procedere nel sapere (prescindendo dai caratteri specifici del suo contenuto); à condizionata (nasce da un atto di astrazione che scinde gli aspetti formali del sapere dal contenuto). à la logica è un’operazione artificiale che contribuisce allo sviluppo delle scienze, ma non le può fondare
  • la dottrina della scienza deve dare conto non solo della forma ma anche del contenuto del sapere. à incondizionata (espone i procedimenti necessari attraverso i quali lo spirito umano giunge al sapere) à E’ fondamento delle scienze

Par. 4 – Dal dogmatismo all’idealismo trascendentale

Gli sviluppi teoretici della dottrina della scienza investono il problema “lasciato aperto da Kant” (NDR:?!?): la cosa in sé, secondo Fichte un concetto contraddittorio e insostenibile. à La dottrina della scienza vuole essere un idealismo critico o trascendentale che riconosce la limitatezza originaria della coscienza ma cerca di spiegarla in base alle sue leggi genetiche e al suo movimento costitutivo interno, senza ricorrere alla cosa in sé. à Quindi:

  1. oltre all’Io, che pone se stesso
  2. il Non-Io si oppone all’osservatore (l’Io) come altro da lui
  3. l’Io (l’osservatore) conserva la propria unità nei due momenti (porre-affermare se stesso e opporre a sé la rappresentazione che viene osservata). à Io e Non-Io sono divisibili in quanto si limitano reciprocamente.

Infatti l’esperienza insegna che la rappresentazione non si origina mai da una coscienza generale ma da una coscienza determinata. (…) L’Io e il Non-Io non possono mai essere immediato oggetto diretto del sapere (contenuto empirico di una coscienza finita determinata) in quanto sono le sue (della coscienza) condizioni costitutive che non esistono mai separatamente  da essa (la coscienza); due poli che sussistono solo nel loro incontro unitario: la coscienza finita..

Par. 5 – Libertà e filosofia

Falsità del dogmatismo e verità dell’idealismo.

Dialettica di Fichte: la natura sussiste soltanto in funzione della libertà, come strumento della sua realizzazione, in quanto senza la natura, e senza i suoi limiti,  la spontaneità dell’Io rimarrebbe vuota, indeterminata e irrealizzata. Ma questo suo limite è posto affinché venga continuamente superato (NDR: il mezzo è il messaggio?) ; la necessità di un contenuto non sta nel conoscere , che è sempre finito, ma nella libertà. à Non è casuale che realizzare la libertà per l’uomo rimanga un ideale, cioè una meta a cui tendere; ciò dipende proprio dalla struttura della libertà dell’uomo, essere finito, spontaneo, attivo e limitato.  (…) L’intera realtà è strettamente legata alle aspirazioni morali dell’uomo; è un campo in cui realizzare la libertà.

Par. 6 - Diritto e morale

Definire i termini concreti della vita umana come individualità.

  1. Questa sorge e si spiega in quanto la coscienza interagisce con una natura varia e molteplice.
  2. Gli oggetti sono a loro volta soggetti capaci di libera causalità à l’uomo diventa tale solo in mezzo agli uomini à l’uomo per essere libero deve essere in un rapporto di libera causalità reciproca  con altri esseri altrettanto liberi. à la Morale  (interiorità dell’anima) ed il Diritto (l’agire nel mondo sensibile) […]

Par. 7 – La storia e la divinità

La realizzazione della libertà non spetta solo ai singoli ma a tutta l’umanità à la storia può essere compresa solo come graduale attuazione di tale scopo. à 5 tappe fondamentali. (…) In questo processo (NDR: divenire) si ritorna all’originario stato di innocenza e perfezione perduta; ma non è un processo inutile bensì di libera conquista.

Storia ßà Religione

Par. 8 – Rinascita nazionale (tedesca)

(…)

 

 

Capitolo 3 : Friedrich Wilhelm J. Schelling (1775-1854)

Par. 1

Aspirazione ad un rinnovamento radicale dell’umanità. Filosofia, Teologia e Scienze Naturali. Collaborazione con Hegel, poi aspre polemiche. (…) la sua filosofia positiva viene contrapposta a quella negativa di Hegel. (…) Legami della filosofia di Schelling con le successive: fenomenologia, esistenzialismo, antirazionalismo.

Par. 2 Filosofia della natura

Rispetto a Fichte, un diverso atteggiamento verso la natura. In Fichte il nesso con la natura è una necessità interna all’Io; Schelling porta ad uno sviluppo ulteriore questo rapporto, per superare la concezione meccanicistica  della natura e della scienza, intollerabile per il Romanticismo. (…) Meccanismo e organismo sono concetti di un processo unitario inscindibile  dalla vita dello spirito. La FILOSOFIA DELLA NATURA ha una funzione diretta, esplicita e insostituibile per la stessa filosofia trascendentale (NDR: tra loro rapporto di reciproca simbiosi). La natura non è una realtà da contrapporre allo spirito ma è “intelligenza immatura”, testimonianza pietrificata del cammino inconsapevolmente percorso dall’Io per giungere ad una coscienza: l’odissea con cui lo spirito ha cercato e trovato se stesso.

Par. 3 – Dinamismo e organicismo

Spirito e Natura ßà Legame unitario:

  • Conscio e Inconscio,
  • libertà e necessità,
  • ideale e reale.

Già Spinoza aveva affermato l’identità di Dio e Natura. à Non Materialismo, non Creazionismo, ma: finalità inconscia dei prodotti della natura, senza che questi siano stati prodotti consapevolmente per un fine. à Rapporto inscindibile tra mezzo e fine.

Par. 4 – filosofia trascendentale come storia e memoria dell’autocoscienza

Compito della filosofia trascendentale è studiare il sistema delle rappresentazioni non nel suo essere ma nel suo divenire. à storia trascendentale dell’Io. Filosofia come storia universale e preindividuale dell’Io, della coscienza; cfr. reminiscenze platoniche, con l’importante differenza che, in Schelling, le idee non sono immobili-eterne ma sono le fasi anteriori della vita della coscienza (cfr. Romanticismo, inconscio, sogno; NDR: prematuri?).

Epoche; senzazione à riflessione à volontà à filosofia teoretica e filosofia pratica, estremi di una contraddizione.

 

Par. 5 – Intuizione intellettuale: arte e filosofia

Organo della filosofia può essere un’attività che sia, contemporaneamente, ricettiva e produttiva. L’arte? Si: essa è al culmine della vita dello spirito. L’opera d’arte come possibilità di superare la scissione tra spirito e natura, scissione da cui anche la filosofia è derivata. à il genio possiede un senso di infinita armonia.

Par. 6 – Storia e rivelazione

Funzione della storia e differenza dalla natura. (…) La storia è una continua e graduale manifestazione dell’Assoluto dove Dio diviene nella misura in cui l’uomo realizza liberamente il suo disegno, e viceversa [NDR: cfr. C. G. Jung: “(…) accendere una luce nelle tenebre del puro essere (…)”]

Par. 7 - Libertà e Male

Alla nozione di “divenire” di Dio è anche connessa l’interpretazione della libertà e del male. (…) Manifestarsi di un Dio di vita e amore in esseri di vita e amore. à comprendere il significato di “esistenza reale e personale”. (…) Il male come tensione interna a Dio tra il suo fondamento e la sua vita. (…)

Par. 8 – filosofia: negativa e positiva

Tardo empirismo filosofico di Schelling (non nel senso dell’esperienza sensibile): combatte la filosofia hegeliana che vorrebbe esaurire tutto nello sviluppo  dell’Idea, (schema logico dialettico-astratto autosufficiente, filosofia come pensiero puro che non vuole confrontarsi con qualcosa di opposto e irriducibile al pensiero e si conclude in una vuota costruzione speculativa). La filosofia positiva di Schelling vuole confrontarsi con l’opposto del pensiero, cioè con Dio.

 

Capitolo 5 : Georg Wilhelm F. Hegel (1770-1831)

Par. 1

Tubingen; entusiasmo per la rivoluzione francese; vita di Gesù.

Fenomenologia dello spirito (1807)

Par. 2 – La dialettica

La dialettica è concepita non come un procedimento del pensiero esterno alla realtà e al proprio oggetto, bensì come una legge interna e necessaria tanto del pensiero quanto della realtà. (…) Per Hegel, la trattazione di qualsiasi problema non può essere che dialettica, se vuole essere filosofia.

Dialettica à Sviluppo (nozione di), concreto e non infinito.

Par. 3 - L’identità di razionale e reale: intelletto e ragione

Ciò che è razionale, è reale; ciò che è reale, è razionale!. (da “Filosofia del diritto”) [NDR: “Le teorie sono una gran bella cosa ma non impediscono ai fatti di esistere e verificarsi”: Carcot, maestro di S. Freud] à la filosofia deve cogliere l’Idea. à non vuole appiattire il razionale sul reale ma dare un criterio per individuare un filo conduttore, capace di orientarci, all’interno del complesso dei fenomeni nella storia e nella natura.

  1. Dio è reale
  2. L’esistenza è fenomeno, manifestazione, apparenza e solo parzialmente realtà.

NB: un’esistenza accidentale non merita il nome di realtà ma solo di possibile, in quanto può esistere ma anche non esistere. (…)

Il processo dialettico è definito razionale in quanto la ragione è l’essenza e lo scopo di quella realtà di cui anche l’uomo è una manifestazione, sebbene la più alta e consapevole.

(…) la razionalità dell’universo non sarebbe tale se non giungesse a conoscersi concettualmente; la conquita di questo sapere deve passare attraverso la natura e la storia che, viceversa, non hanno altro scopo e significato se non la conquista di questo sapere da parte dell’Idea (ciò si realizza pienamente nella filosofia).

Il momento dialettico è inscindibile dal momento speculativo à ovvero dalla conquista del sapere assoluto.

  • Intelletto come primo momento di saperi finiti
  • Ragione come comprensione che nessuno dei finiti è autosufficiente e ciascuno richiede di essere compreso mediante gli altri; ovvero: superamento degli opposti e comprensione dell’unità dialettica.

Critica storica: partendo poi dal rapporto tra finito e infinito, tentando le riconciliazioni tra uomo e mondo, tra Dio e uomo e tra mondo e Dio, osserva la rottura dell’equilibrio che, pur spontaneo e incompleto, vigeva nel mondo classico e che è stato operato dal pensiero dualistico ebraico-cristiano con la contrapposizione tra mondo terreno e ultraterreno e il conseguente doloroso solco tra uomo e Dio.

Si propone pertanto di superare le filosofie che rimangono chiuse all’interno dei criteri dell’intelletto, come anche quelle più alte di Kant e Fichte, che permangono relegate al finito.(…)

 

[NDR: la missione] pertanto:

  • sciogliere la filosofia dai limiti dell’intelletto
  • per portarla al livello della ragione
  • vuol dire passare ad un nuovo concetto di infinito, intendendolo non come semplice negazione dei finiti ma come unità e conciliazione dialettica che si realizza nella storia.

Par. 4 – Il cammino della coscienza verso il sapere

Premesso che l’identità razionale-reale implica à

  • Risolvere adeguatamente i problemi della filosofia
  • Cogliere il significato profondo della storia

Questi (conquista del sapere speculativo o assoluto) sono i risultati [cfr. Fenomenologia dello spirito] necessari dell’intero sviluppo della storia della coscienza umana; sapere assoluto dove lo spirito ha finalmente trovato e compreso se stesso e la propria storia.

  • Critica al contrasto tra fenomeno e noumeno (cosa in sé) di Kant.
  • Ma non per questo di deve cadere nell’irrazionale, mistico, fideistico, romantico (non c’è verità dove non c’ ragione).

(…) la dialettica della coscienza sussiste proprio poiché, nello sviluppo storico, si verifica una continua e radicale modificazione reciproca sia del soggetto che dell’oggetto (sia della coscienza che dei suoi termini di riferimento) secondo una successione di gradi o figure della coscienza sempre più alte e complesse di cui lo spirito, al termine, coglie la necessità e l’ordine in un quadro dialettico unitario.  (…)

Il sapere vero e proprio è l’”etere”, dove lo spirito dispiega la propria vita non più come coscienza bensì come scienza, come concetto.

 

Par. 5 – La logica speculativa

Logica speculativa come conoscenza della necessità logica del proprio sviluppo (scienza del concetto come sapere puro). (…)

L’insegnamento kantiano viene usato non per respingere il presupposto della metafisica bensì per adempiere al compito che la metafisica aveva trascurato: indagare in che modo i concetti della metafisica stessa possano avere valore razionale.

Dottrina dell’essere

Si studiano categorie che si realizzano in quanto ciascuna svanisce nella successiva. -à Famosa triade: Essere, Nulla, Divenire Il Divenire è il passare dell’Essere nel Nulla, all’interno di un processo che si conclude in un superamento  dei primi due termini nel terzo, dando poi origine ad un ulteriore sviluppo del processo à la sfrenata inquietudine del divenire precipita in un risultato calmo, ovvero nella quieta semplicità dell’essere determinato [NDR: estremamente fumoso e sofistico]

(,,,) La trattazione dell’Essere, da parte di Hegel, è ricca di riferimenti a temi e controversie scientifiche. In questa sede si descrive solo:

  • la problematica dell’Infinito che si articola in 3 sezioni; in due di queste si mettono in luce alcune contraddizioni [NDR: la terza sezione, la misura, è solamente citata dagli autori e la sorvolano]:
    • qualità : inadeguatezza di qualsiasi concezione dell’infinito che si limiti a contrapporlo al finito (di tale “cattivo infinito”, secondo Hegel,  sarebbero rimaste prigioniere anche le filosofie di Kant e Fichte); solo con il pensiero dialettico e speculativo si giunge a riconoscere che l’infinito è tale in quanto si abbassa a momento ideale, del suo rapporto con il finito, nell’atto stesso con cui si idealizza la finitezza, ossia si nega e sopprime la sua semplice contrapposizione (ed estrinsecità) all’infinito e ne fa un momento del proprio divenire, à anche il termine idealismo indica il superamento di qualsiasi reale, ovvero di qualsiasi semplice finito, per integrarlo in una totalità ideale in quanto dialetticamente infinita.
    • Quantità :contraddizione irrisolta del re-inviare, in una catena infinita,  a quanti successivi.

Dottrina dell’essenza

Si esaminano categorie che che non passano più l’una nell’altra  ma si trovano in un rapporto relazionale intrinseco, ovvero che si riflettono l’una nell’altra (al loro interno hanno momenti di negazione e mediazione). Ad esempio: è evidente la differenza tra i termini positivo-negativo rispetto a i termini essere-nulla.; infatti il positivo non ha alcun senso di per sé ma richiede, necessariamente e intrinsecamente, il riferimento al negativo (e viceversa). Ciò in quanto nella sfera dell’essere tutto è immediato e ogni termine svanisce in quanto diventa altro; viceversa, nella sfera dell’essenza, ogni termine è relativo al suo altro, non c’è un vero e proprio passare in quanto nel passaggio, di ogni diverso in un altro diverso, il diverso non scompare ma rimane in relazione con il precedente diverso, come appunto il positivo ed il negativo.

In definitiva: se nella sfera dell’essere ogni categoria passa nell’altra, nella sfera dell’essenza ogni categoria si manifesta nella categoria con la quale è in una relazione intrinseca.  à 3 sezioni in cui si articola dottrina dell’essenza:

  • studio dell’essenza  in quanto appare in se stessa  à discussione di categorie come identità, non contraddizione e terzo escluso à Hegel dimostra [NDR: ?!?] come le “leggi universali del pensiero” scaturiscono da un momento avanzato e complesso dello sviluppo del pensiero stesso come riflessione in sé.
  • studio dell’essenza  in quanto esce fuori di se stessa e si manifesta come fenomeno
  • studio dell’essenza  in quanto unità di essenza e fenomeno nella realtà effettiva à le categorie di modalità (possibilità, realtà, necessità) sono considerate in una successione dialettica e di relazione (sostanza, causa e azione reciproca); in tal modo è portato a termine il lavoro di critica e rilettura speculativa dei fondamenti della metafisica e dell’oggettività della conoscenza [NDR: ?!?]

Dottrina del concetto

Si studia lo sviluppo intrinseco del concetto, non nel senso di concezione astratta-nominalistica-psicologistica del pensiero, ma come base o momento necessario e fondamentale della realizzazione dell’Idea. Anche qui, 3 sezioni:

  • soggettività, in cui si riesaminano quasi tutti i grandi temi tradizionali della logica (ad eccezione delle “leggi universali del pensiero”, già trattate nella dottrina dell’essenza). Ma le distinzioni usuali come, ad esempio, quelle tra i vari tipi di:
    • concetto
      • universale
      • particolare
      • singolare
    • giudizio
      • positivo
      • negativo
      • infinito
      • ecc.
    • sillogismo (e delle sue figure), ben diverso da un semplice strumento argomentativi bensì dimostrazione del carattere intrinsecamente dialettico del concetto e quindi della sua oggettività, momento essenziale della realizzazione dell’Idea.

vengono inclusi nel quadro del processo dialettico-speculativo in cui il concetto, attraverso la scissione costituita dal giudizio (inteso come rapporto di soggetto e predicato tra le determinazioni del concetto), si realizza come totalità nelle forme sempre più complesse di sillogismo.

  • oggettività  che si articola a sua volta in 3 gradi
    • meccanismo
    • chimismo
    • teleologia con un riferimento privilegiato ad Aristotele, per la sua concezione concreta della finalità e della vita, ed in polemica con i moderni tra i quali solamente a Kant viene riconosciuto il merito di aver risollevato il problema in termini speculativi con il concetto di finalità interna.
  • Idea : 3 gradi
    • Idea della vita
    • Idea del conoscere
      • Idea del vero
      • Idea del bene
    • Idea assoluta; particolare attenzione deve darsi all’approfondimento del carattere circolare dialettico-speculativo del sapere assoluto come legittimazione e integrazione dialettica.

La trattazione dell’Idea assoluta si conclude con il passaggio dalla logica alla filosofia della natura :liberazione assoluta dell’Idea, decisione di estrinsecarsi nello spazio e nel tempo come natura.

 

Par. 6 – La natura

Posizione che Hegel assegna  alla natura nella realizzazione dell’Idea: estrinsecità dell’Idea a se stessa (per tornare a se stessa). (…) La natura è un sistema di gradi, di livelli, che scaturiscono necessariamente l’uno dall’altro.

Meccanica

Inizia con un esame approfondito e complesso dei rapporti dialettici tra spazio e tempo, intesi come primi parametri dell’estrinsecità; da questi risultano 3 nozioni:

  • luogo
  • movimento
  • materia

In base a questi è quindi possibile affrontare lo studio delle diverse forme in cui si articola il movimento:

  • inerzia
  • urto
  • caduta

Si giunge poi ad una terza sezione, la Meccanica Assoluta, cioè alla gravitazione universale, che ha per oggetto il sistema dei corpi celesti (ciascuno corpo esistente di per sé, non tornato ancora sotto l’unità organica del concetto). In questa parte della filosofia della natura si colloca la polemica contro la concezione newtoniana delle forze, considerata da Hegel come astrazione intellettiva. à Discredito della filosofia di Hegel [NDR: … ma che strano!!! Come mai?]

Fisica

Serie disparata di concezioni della natura e dei suoi elementi; copre l’intero arco dei processi mediante i quali la materia si innalza sopra la gravità giungendo così fino alle soglie della vita. Livello più altro a cui, in questo ambito, la materia giunge è il processo chimico, inteso come neutralizzazione e differenziazione degli opposti non avente ancora il carattere di circolarità ed autonomia della vita (rilevanti anche il magnetismo e l’elettricità).

Fisica organica

Organico con un significato molto ampio, designante anche l’organismo terrestre. Di rilievo le due sezioni successive sulla pianta e sull’animale. Si scorge il graduale formarsi dell’organismo come vera individualità vivente. In questo scenario, la pianta è un momento intermedio e imperfetto. Solo negli organismi superiori, ed in particolare negli animali dotati di una ben definita differenziazione sessuale, si ha la realizzazione propria dell’organismo come duplice processo di:

  • conservazione  di se stesso
  • riproduzione del suo genere

Per quanto alto e perfezionato sia  questo grado di vita, non raggiunge ancora la negazione  ideale dell’altro [NDR: ???] che si avrà solo con lo spirito ed il sapere; si esaurisce pertanto come una forma di “cativo infinito”, ovvero come una continua ripetizione di un medesimo proceso di riproduzione di altri individui, ben diverso da un’autentica sintesi di universalità e singolarità.

Par. 7 – Lo spirito soggettivo

L’Idea viene viceversa colta, nel suo essere di per sé, con il superamento della natura nello spirito. Si rammenta che l’Idea:

  • nella logica era stata considerata nel suo in sé
  • nella filosofia della natura nella sua estrinsecità a se stessa

 

Con questo superamento  l’Idea viene colta nel suo essere per sé, a partire dalle forme più embrionali, del destarsi della coscienza, fino al sapere concettuale assoluto della filosofia.

Oltre al momento dello spirito soggettivo, lo studio di questo processo riguarda anche i momenti dello spirito oggettivo e lo spirito assoluto. [NDR: contenuti dei paragrafi 8 e 9].

I primi due momenti (cogliendo il nesso dialettico) sono ancora finiti e limitati e richiedono la sintesi ultima che si avrà solo nello spirito assoluto (come arte, religione e filosofia).

 Lo spirito soggettivo, che si attua nel passaggio dialettico dall’anima alla coscienza e allo spirito vero e proprio ed è sintesi dell’anima con la coscienza, rappresenta il momento di negazione della natura dalle forme più elementari di vita psichica a quelle più elevate di sapere e di volere. à Negazione del dualismo tra corpo e anima, tra sensibilità e ragione:

  1. I momento: l’anima, come complesso di legami tra spirito e natura, getta radici profonde nella corporeità.
  2. II momento: antitetico al primo, in cui lo spirito tende a distinguersi non solo dal proprio corpo ma anche dall’individualità particolare e dall’intero mondo naturale e sensibile  E’ il  cammino della coscienza verso l’autocoscienza (descritto nella Fenomenologia dello spirito). Ad esempio nel conflitto tra due autocoscienze, in cui ognuna si pone come assoluta rispetto all’altra.
  3. III momento: spirito soggettivo vero e proprio che unifica in sé gli opposti e cioè:
    • l’anima, come attività produttiva inconscia
    • la coscienza come sapere

Tale unità si ha nell’intelligenza come sapere

  • produttivo e
  • conscio

insieme.

Intelligenza ßà Volontà come autodeterminazione, vita degli impulsi e del libero arbitrio: contrapposizione. Dalla sintesi di questi due elementi contrapposti si giunge, infine , allo spirito soggettivo vero e proprio che non è soltanto libero ma sa di essere libero e aspira a realizzare la libertà come intelligenza che sa e che vuole. Ma tale passaggio si può compiere solo attraverso un nuovo passaggio dialettico: lo spirito oggettivo à mondo della storia e delle istituzioni.

Par. 8 – Lo spirito oggettivo: Stato, eticità e storia

Lo spirito oggettivo rappresenta la negazione dello spirito soggettivo nel mondo delle istituzioni, della storia e dell’eticità [cfr. pagina69]

In contrapposizione alle correnti romantiche che cercavano la chiave per comprendere la storia nei vari mondi (linguaggio, mito e poesia) Hegel sostiene che non vi può essere storia senza istituzioni, cioè se lo spirito non si è realizzato nn solo in un elemento soggettivo e teoretico ma anche in rapporti oggettivi  come quelli giuridici e politici (non solo contratto sociale). à Eticità come sintesi di 2 momenti tra loro opposti:

  • diritto come volere libero e diritto della persona
  • morale  come interiorizzarsi del volere

Capisaldi del pensiero politico hegeliano; eticità con i suoi tre momenti:

  • famiglia
  • società civile
  • lo Stato.

 

Par. 9 – Lo spirito assoluto: arte, religione e filosofia

Lo spirito, che vive negli Stati e nei popoli in modo essenziale affinché lo spirito si attui come libertà in modo concreto, vive tuttavia ancora in modo oggettivo, senza un sapere pieno e assoluto. La conciliazione autentica tra finito ed infinito costituisce un sapere che si manifesta solo nelle tre forme dello spirito assoluto; arte, religione, filosofia. Queste hanno un identico contenuto (l’Assoluto appunto) ma lo esprimono e lo comprendono in modi diversi.

  • Arte: opera finita e sensibile à lo spirito coglie l’Assoluto con un sapere immediato consistente nell’intuizione della forma sensibile come segno dell’Idea.
  • Religione: l’Assoluto viene colto nella rappresentazione; lo spirito va oltre l’immagine, legata al sensibile, e la trasferisce nella sfera del pensiero e dell’universalità; la rappresentazione tuttavia non si libera completamente della sensibilità
  • Filosofia: la liberazione della rappresentazione dalla sensibilità avviene nella filosofia, dove l’Assoluto passa nella forma del concetto; solo in questa forma lo spirito è veramente per se stesso.

 

 

Par. 10 – La filosofia e il proprio tempo: filosofia e storia della filosofia

La filosofia è sempre sapere concettuale e quindi razionale, speculativo, sintesi di opposti e mai intuizione o sapere immediato. La filosofia non è altro che il proprio tempo appreso con il pensiero [NDR: e con che altro, altrimenti? … altra catalanata!!!]  e non può mai andare oltre il proprio tempo, anche se ciò non significa relativizzarla alle condizioni storiche dell’epoca. Ciò perché:

  • il significato di un epoca, di un popolo, non dipende mai da semplici condizioni storiche ma riflette la funzione di quel popolo, di quell’epoca nello sviluppo globale della razionalità interna al reale.
  • La filosofia, pur non potendo andare mai al di là del proprio tempo rispetto al proprio contenuto, lo supera rispetto alla forma  perché lo rende oggetto di se stessa e si popone in posizione negativa rispetto ad esso (il proprio tempo). à In tal modo la filosofia pone una differenza effettiva tra il sapere e la realtà, tra la coscienza e l’epoca, producendo così la manifestazione  di una forma ulteriore destinata a realizzarsi.

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