Nota critica v03 al film “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana – 8 - 20 gennaio 2003 – Autore: Fabio Sommella  Tutti i diritti riservati - 8/8

Indice

Indice. 1

Indice delle Tabelle. 1

Introduzione. 1

Echi Cinematografici 2

Analisi di Dettaglio. 2

Tema della Follia. 4

Tema del Terrorismo. 6

Tema della Fede. 7

Conclusione. 8

 

 

Indice delle Tabelle

Tabella 1: Personaggi 2

Tabella 2: Relazioni/Simmetrie nel Tema della Follia. 3

Tabella 3: Relazioni/Simmetrie nel Tema del Terrorismo. 4

Tabella 4: Relazioni/Simmetrie nel Tema del Pathos Vitale. 5

 

 

 

Introduzione

Una lunga e appassionata carezza, talvolta ruvida ma, spesso, tenera.

Circa quarant'anni di storia italiana, dall’inizio degli anni sessanta ai giorni nostri, in un'epopea  storica e attraverso le vicende di una saga familiare, i Carati, e i loro affetti, amicizie, dolori, gioie, intimità, lacerazioni e resurrezioni, per allontanarsi e riavvicinarsi, sgretolarsi e ricostruirsi, affogare e riemergere di generazione in generazione e approdare, infine, al recupero di una concezione iniziale e primordiale dell’esistenza: e cioè che “il Tutto, è veramente Bello!”.

Questo il tema conduttore, la fede, che sostiene alcuni dei personaggi più fragili e forti della vicenda narrata, principalmente Nicola, magistralmente reso nei sorrisi, silenzi, euforie e pianti, da Luigi Lo Cascio, e i suoi diretti e indiretti antenati (la mamma) e discendenti (la figlia e soprattutto il nipote), certamente alter-ego degli autori (soggettisti, sceneggiatori e regista).

 Un alone di luce e arcobaleno, con tenui e vividi colori, splendidi immagini fotografiche (inquadrature da primissimi piani a campi lunghi e lunghissimi) che riecheggiano Antonioni e Wenders; che da Roma, attraverso scorci italiani, giunge fino agli stupendi paesaggi della Norvegia, per tornare a Firenze e a Torino, attraversare ancora i decenni, tra alluvioni, trasformazioni degli istituti psichiatrici con Franco Basaglia, anni di piombo, mani pulite, stragi di mafia e, infine, per restituirci agli interni ed esterni siciliani e toscani, tra variazioni di dialetto ed addii di personaggi, ineluttabilmente divenuti tanto cari allo spettatore.

E ancora: comparsa e crescita di altri personaggi, con l’identificazione di nuove individualità che continuano, pur nelle inevitabili diversità, le precedenti;  fino al compimento e, quindi, al ritorno ai paesaggi scandinavi, dove la riconciliazione ed il ricongiungimento, con il Bello dell’esistenza, si concretizza (finalmente?) ritornando, consapevolmente, alla coscienza del/dei protagonista/i, ora "cambiati ma tuttavia medesimi" nella loro essenza: appunto la natura-essenza della  "meglio gioventù", al di là dei singoli, degli spazi e dei tempi.

 

Echi Cinematografici

Si è accennato a Wenders e ad Antonioni: in particolare, per entrambi, ai colori e alle intense atmosfere di “Al di là delle nuvole” e, per il secondo, alle espressioni e alla ricerca ostinata della realtà in “Professione Reporter” e “BlowUp”.

Ancora: si colgono gli echi di altri autori; Ettore Scola (si vedano i precedenti contesti storici di “C’eravamo tanto amati” e “La famiglia”) e Ingmar Bergman (“Fanny e Alexander”): pur diversi nelle loro saghe familiari, generazionali, storiche e geografiche, lo spettatore avverte, tuttavia, come medesimi, o analoghi o “isomorfi”, le esemplificazioni della natura umana rappresentate nei film.

Nicola Carati, quasi moderno virgiliano “pio Enea”, attraversa l’eneide/odissea, sua e della sua famiglia, in modo e con un atteggiamento non dissimile da quello del portantino Antonio (un intensissimo Nino Manfredi, senz’altro in una delle sue migliori interpretazioni) di Scola; o, ancora, sempre dello scoliano professore Carlo (il giovane e fiducioso Andrea Occhipinti e poi, fermo e monumentale, Vittorio Gassman); o, infine, dei personaggi della bergmaniana famiglia Ekdahl e, in particolare, del giovane Alexander.

 

Analisi di Dettaglio

Si fissino i personaggi con i loro ruoli fondamentali (Tabella 1) e si rapportino, innanzitutto  per chiarezza ma non solo, alla figura definibile protagonista della saga (ovvero a Nicola ).

 

Tabella 1: Personaggi


Personaggio

Descrizione

Interprete

Nicola

Protagonista

Luigi Lo Cascio

Matteo

Fratello

Alessio Boni

Sorella

Sorella

?

Giulia

Donna centrale nella vita di Nicola

Sonia Bergamasco

Giorgia

Malata di mente; “casuale” deus ex machina della vicenda

Jasmine Trinca

Carlo

Amico fraterno

Fabrizio Gifuni

Adriana

Madre

Adriana Asti

Padre

Padre

?

Mirella

Infine donna di Nicola, precedentemente ragazza di Matteo

Maya Sansa

Figlia

Figlia di Nicola

?

Nipote

Nipote di Nicola, Figlio di Matteo e Mirella

?

 

 Da questo schema fondamentale si possono evidenziare degli ulteriori percorsi di analisi semantica, in quanto il film può e deve essere letto secondo ulteriori chiavi.

 

Riteniamo centrale il "continuum" esistente tra le polarità  normalità e anormalità (che di seguito, in modo più soft, denomineremo estremo nel senso di “atteggiamento estremo”) rispetto a  determinati Temi Ispiratori dell’Opera. Già ad una prima sommaria analisi si possono riconoscere:

 
bulletTema della Follia (psichiatria)
bulletTema del Terrorismo (nella politica e nell’opposizione sociale)
bulletTema della Fede (pathos vitale). 

 

A riguardo si possono delineare Percorsi Tabellari di Relazione e Simmetria tra i personaggi della narrazione. Si riconoscono vari tipi di relazioni rappresentabili tabularmente[1] e di seguito esaminate in dettaglio.

  

Tema della Follia

Matteo e Nicola frequentano entrambi, “casualmente”, Giorgia, una ragazza malata di mente e iniziale deus ex machina della vicenda. La sua presenza, la sua fragilità, assenza dal mondo e separazione, diventano l’iniziale e necessaria chiave di volta della narrazione, che origina la separazione dei due fratelli. Questa, ciclicamente, si ricompone temporaneamente con gli indispensabili ritorni/Nostoj, (si evidenzierà meglio in seguito questo aspetto parlando del Tema della Fede), specchio delle due anime storiche (nonché degli autori).

Giorgia rappresenta senz’altro una figura centrale nella vicenda ma, nello stesso tempo, casuale, nel senso di quegli elementi fortuiti, appartenenti all’apparente capriccio della vita che, tuttavia, operano una profonda azione su altri elementi.

Giorgia è l’iniziale crocevia di Nicola e Matteo, di fronte al quale, ognuno dei due, prende una decisione che trasforma le loro vite, responsabilizzandole in modi diversi e separando definitivamente, con una netta linea di demarcazione, le loro identità di adolescenti goliardici in quelle di adulti. Da adulti, quindi, i due fratelli identificano il loro percorso, apparentemente differente, che si materializza anche in differenti scelte sociali.

 La presenza, e poi l’assenza, di Giorgia separa all’inizio i due fratelli e li proietta verso l’età adulta. Quando Giorgia tornerà in scena (Nostoj), non sarà altro che per ribadire le scelte dei due: Nicola, affermato e schierato psichiatra è costruttivamente aperto verso la Follia e, pertanto, verso Giorgia; Matteo, poliziotto altresì schierato per un ordine esterno contrapposto (purtroppo) al suo disordine interiore, è distruttivamente chiuso e incapace di riprendere la comunicazione con Giorgia.

Giorgia riuscirà, infine, nel corso degli anni, ad uscire dal suo tunnel, liberandosi e acquisendo una,  pur comprensibilmente timorosa, autonomia. Nicola l’accompagnerà fuori e la introdurrà in una collettività di lavoro. A questo punto, Giorgia avrà assolto la sua funzione nell’intreccio narrativo e potrà, serenamente (si augura lo spettatore), uscire di scena.

Matteo, viceversa, percorrerà, o avrà percorso, l’itinerario opposto. Dall’aperto delle strade e dell’ordine anelato, attraverso anche un'incapacità di affetti, pur lambiti, sfiorati, toccati nella breve e tormentata relazione con Mirella, finirà prigioniero di una chiusa e depressa solitudine che, seppure non per vera follia (?), nella notte di capodanno, dopo un ultimo e fugace ricongiungimento con gli ignari famigliari, culminerà nel gesto estremo di autodistruzione e/o autopunizione.

La follia, vera e apparente e, in modo opposto, distribuita nel tempo (simmetrica), rispettivamente di Giorgia e Matteo, agiscono in modo differente sul pio Enea/Nicola. Egli permane, per tutta la vicenda, Normale, Indipendente e Libero Soccorritore. Cosa ovviamente non vera per gli altri due personaggi che, rispetto a questo tema, si relazionano con lui.

 Si badi bene, comunque, a non confondere  Nicola con un personaggio monotono o monocorde; questa sua apparente costanza è, ovviamente, riscattata, qualora necessiti ciò, dal Tema della Fede e, quindi, da un'interiorità/religiosità profonde, necessariamente meno sceniche e di cui si parlerà più estesamente in seguito.

La Tabella 2 schematizza e riassume sommariamente quanto argomentato, circa le relazioni tra i personaggi interessati, rispetto al Tema della Follia.

 

Tabella 2: Relazioni/Simmetrie nel Tema della Follia


Personaggio

Polarità

Relazione

Simmetria

Nicola

Normale

Indipendente

Soccorritore, Libero-Aperto

Matteo

Intermedia poi Estrema

Libero poi Dipendente

Libero-Aperto, Soccorritore, poi Prigioniero (di sè)

Giorgia

Estrema poi Intermedia

Dipendente

poi Libera

Prigioniera, Soccorsa, poi Libera

 

 

Tema del Terrorismo

Da sviluppare; si propongono le relazioni individuate tra i personaggi.

 

 Tabella 3: Relazioni/Simmetrie nel Tema del Terrorismo


Personaggio

Polarità

Relazione

Simmetria

Nicola

Normale

Rivoluzionario nella Legalità

Libero da Schemi Ideologici

Matteo

Estremo

Fautore dell’Ordine

Prigioniero di Schemi Violenti (infine AutoViolenti)

Giulia

Estremo

Fautrice della Lotta Armata

Prigioniera dell’Ideologia

  

Tema della Fede

Infine, un’ennesima chiave di lettura, già menzionata ma il cui significato e portata sono da sottolineare ulteriormente, è quella della Fede, che, di fatto, è il fil-rouge e/o trade-union di tutta la narrazione.

Una Fede immanente sorregge, infatti, dall’inizio alla fine della narrazione “alcuni dei personaggi più fragili e forti della vicenda narrata”, principalmente il “pio Enea-Nicola”. E’ questa fede che porta lui, e comunque molti altri personaggi pur attraverso le inevitabili lacerazioni e scomparse, alla contemplazione del panorama della Norvegia; a gioire, coralmente, in occasione del matrimonio della sorella e del suo migliore amico Carlo; all’intimità del tepore familiare serale di Capodanno (pure se volge, subito dopo, in tragedia che apre, tuttavia, ad una ulteriore crescita); al ritrovato affetto per Mirella sulle colline toscane; alla riconoscenza e alla stima del giovane nipote che ripercorre, infine, gli itinerari di Nicola (quasi si intravedono i temi dei corsi/ricorsi o dei ritorni-Nostoi).

Ci si interroga quanto, questa Fede immanente, in quanto tale, possa essere,   sia o, comunquerisulti, per gli autori e per lo spettatore, effettivamente  in contrasto con una diversa (?) Fede trascendente, senza dubbio, consapevolmente o inconsapevolmente, assente nel film di Marco Tullio Giordana (almeno in apparenza).

Probabilmente il contrasto di una immanenza, rispetto ad una trascendenza, è marginale, almeno in questo contesto filmico in cui regna, comunque continuo e profondo, un “sentimento di religiosità” della vita. Che questa Religiosità sia attinente “semplicemente” alla Natura (immanente), o, viceversa, sia, come in altri contesti filmici (si pensi ad esempio alla cinematografia di Ermanno Olmi), attinente “più profondamente” alla Divinità (trascendente), è un aspetto che effettivamente resta di secondo piano per lo spettatore, probabilmente qualsiasi siano la sua ottica e i suoi credi politico e spirituale.

  

Tabella 4: Relazioni/Simmetrie nel Tema del Pathos Vitale


Personaggio

Polarità

Relazione

Simmetria

Nicola

Normale

Biofilo

Apertura

Matteo

Estremo

Instabile

Chiusura

Giulia

Estremo

Sterile

Chiusura

Mirella

Normale

Mediata da Matteo

Alter Ego femminile di Nicola

Nipote

Normale

“Filiazione”

Epigono dello zio Nicola

 

Conclusione

Se è vero che anche un film, come qualsiasi esperienza o incontro della vita, per essere significativo deve lasciare, al termine, colui che esperisce tale esperienza, e quindi in tal caso lo spettatore, differente rispetto al prima: “La meglio gioventù”, di Marco Tullio Giordana, restituisce, a chi lo visiona (senz’altro meglio se ripetutamente), oltre a questo cambiamento, e  allo specifico e squisito piacere filmico della fiction, anche il senso della vita umana e della storia, della verità sociale e interpretativa, della ricerca interna alla nostra rete di esperienze e di affetti, nelle loro rotture e nei loro equilibri, nelle loro separazioni e ricongiungimenti, sia reali che metafisici.

 


[1] In ogni tabella, saranno evidenziati in colore i personaggi identificati come di rilievo rispetto al tema considerato

Se hai gradito, trovandola interessante, la mia analisi del film, o comunque hai un tuo parere da esprimermi, cortesemente scrivi un tuo commento a: fabiosommella@hotmail.com

Grazie

Accessi Hit Counter

Precedente HOME