Analisi critica del film "Otto e mezzo" (1963) di Federico Fellini

Fabio Sommella - 4 aprile 1993

Filmografia felliniana

Dopo questo film, l'autore avrebbe potuto anche smettere di fare cinema, in quanto la totalità delle sue tematiche è sostanzialmente già espressa,  in forma massima e compiuta, in questo film che, a nostro avviso, è la vetta dell'espressionismo felliniano.

Se non fosse per la necessità, culturale-biologica, di continuare a fare film, l'autore avrebbe anche potuto interrompere la sua
attivita`, in quanto la sua missione, la missione del suo inconscio, era stata adempiuta.

Dopo "Otto e 1/2", l'autore supera tutte le inibizioni e le remore che lo ostacolavano ad esprimersi liberamente e rompe gli
argini che contenevano l'istintualità  e la fantasia della sua anima; ma, dopo "Otto e 1/2", quasi pedissequamente, ripete, in
forme senz'altro minori, i contenuti di questo film.

"Otto e 1/2" rappresenta il culmine ed il coagularsi di tutte le tematiche dell'autore le quali, come Kant in filosofia rappresenta il confuire di tutte le tendenze del settecento ed il dipartirsi di quelle dell'ottocento, si manifesteranno sostanzialmente, pur in forme artistiche differenti e comunque con risultati indubbiamente diversi, in tutta la sua successiva cinematografia.

La sua filmografia puo` riassumersi in prima e dopo "Otto e 1/2".

Prima : "I vitelloni" ovvero il realismo riminese trasfigurato dalla memoria; "La strada" ovvero crudezza, fantasia ed elemento
magico; "Il bidone" e Cabiria, ovvero miseria e riscatto morale; "La dolce vita" ovvero decadenza, anelito e impossibilita` di una
redenzione, e ancora esercizio calligrafico e affresco introspettivo della città, sognata e vissuta.

Otto e 1/2 : il sogno e la realtà; la proiezione dell'anima.

Dopo : "Satiricon", ovvero ancora la città,decadente e opulenta, l'umanità alla deriva, il suicidio dell'uomo giusto; "Roma", ovvero la città non più sognata ma ormai nota, comunque amata e odiata; "Amarcord", ovvero ancora la Rimini della giovinezza; "I clowns" ovvero ancora la fantasia del circo con gli echi della polverosa strada e del carosello di "Otto e mezzo"; "Casanova", ovvero il barocchismo calligrafico per la descrizione di un eterno vitellone (a cui le donne restano sconosciute?); "La città delle donne", ovvero la ripresa dell'esplorazione del continente femminile e del sogno dell'harem; "E la nave và", ovvero l'incontro di opposti elementi psichici, la coscienza occidentale e l'esoterismo zingareco; "Prova d'orchestra", ovvero la metafora e la riflessione sul conflitto di elementi (solo sociali?) opposti; "Ginger e Fred", ovvero ancora il mondo canuto, sbiadito e nostalgico dell'avanspettacolo, comunque parente del circo, ormai velato di patetismo davanti alla volgarità odierna e al potere della TV [NDR: saggio critico scrito nel 1993]; infine "La voce della luna", ovvero il ritorno e accentuarsi del sogno, della saggezza trovata nella follia.

Otto e 1/2

La storia

E' il racconto della presa di coscienza circa la dignità dell'esistenza e del dramma umano. Tale consapevolezza è raggiunta attraverso un penoso, lento e balbettante iter, simbolizzato dalla coraggiosa decisione, da parte di un regista cinematografico in crisi di valori morali, di realizzare un film.

Guido Anselmi è  un regista cinematografico di 43 anni, di successo. Si trova in crisi, di valori e di significati, somatizzata in uno stato di affaticamento fisico che lo porta in uno stabilimento termale della Toscana. Questo sarà il palcoscenico per le sue memorie, sogni, flussi di coscienza, fantasie, desideri, speranze.

Attorno a questo film, alla coscienza e all'inconscio di Guido, ruota un universo di personaggi cinematografici e privati, ritratti con amore nelle loro nevrosi e nella loro insignificanza, come è insignificante, ai suoi occhi, (di Guido Anselmi) la sua vita, il suo film, la produzione e tutti gli altri motivi reali ed esteriori.


Guido rievoca la sua infanzia, fondata su una educazione cattolica. Tornano alla mente le immagini dei genitori, pregne di un antico decoro piccolo borghese. Vive la sua vita, scoordinata, in rapporti contrastanti e conflittali: distratto, e lievemente turpe, quello con l'amante Carla, donna grossolana e commovente nel suo candore infantile; intenso, e destinato a non evolvere, quello con la colta ed elegante moglie Luisa, trasfigurata nell'immagine materna; anelato, e frutto della "jungiana" proiezione dell'anima, quello con la donna ideale, "la ragazza della sorgente", "giovane e antica"; e poi tutte le donne sognate, desiderate ed amate, dalla madre alle nutrici dell'infanzia, dalla Saraghina alle attrici sul viale del tramonto, candidate per qualche ruolo nel suo film.

Oltre a questo peregrinaggio, della coscienza e della memoria, Guido è sottoposto alle pressioni del mondo pratico, del cinema:
il produttore, gli aiuti e i costumisti, la critica.

Davanti a questa folla che lo soverchia e lo opprime, Guido, a tratti, manifesta la sua incapacità di agire, paralizzato come è dalla paura, dalle ansie, dall'incapacità di scegliere. Alla lunga, trova rifugio nella menzogna, nella fuga dalla realtà ("Elogio della fuga", avrebbe detto circa venti anni dopo il biologo Henry Laborìt, alle cui teorie si sarebbe ispirato il regista francese Alain Resnais per il film "Mon oncle d'Amerique") attuata verso tutti e verso le proprie responsabilità.

Guido trascina in tal modo la sua esistenza e, solo attraverso contrarietà, giunge al giorno di inizio delle riprese.

Proprio nel momento in cui Guido sta per mollare tutto, ecco che, "mediata" dalla figura del clown Maurice, riemergono,   improvvise e misteriose, la felicità, la forza, la comprensione umana di se stesso e delle persone che costituiscono il suo universo.

"E' una festa la vita: viviamola insieme!", proferisce Guido, al culmine di una profonda riflessione d'amore e comprensione, senz'altro di natura "olistica", verso tutta la folla di personaggi che si agita attorno a lui e che, prendendo in prestito il concetto dal fondatore della Psicologia Sociale  Kurt Lewin, appartengono al suo "campo cognitivo".

Il film "si farà": si inizia a girare e tutti, i personaggi, prendono parte ad un fantasmagorico carosello finale attorno a Guido, piroettando sull'onda delle note, mai troppo rimpiante ed elogiate, de "La Passerella", del maestro Nino Rota.


I Personaggi e la loro simbologia (per una ulteriore analisi filmica)

Guido, il regista    :     la coscienza
La madre ed il padre    :    le origini
Il produttore, Conocchia, Agostini, Nello Meniconi    :     la realta esterna
Il critico cinematografico    :    la razionalità
Il cardinale    :    la saggezza anelata
Il collegio dell'infanzia    :    la censura
La Saraghina    :    il mistero
Le nutrici ricordate    :    il legame con la madre
Carla, l'amante    :    la regressione
Luisa, la moglie    :    la responsabilità
Rossella, l'amica di Luisa    :    "il grillo parlante"
Maurice, il clown    :    le risorse interiori
Claudia, "la ragazza della fonte"    :    l'anima

Se hai gradito, trovandola interessante, la mia analisi del film, o comunque hai un tuo parere da esprimermi, puoi scrivere un tuo commento a: fabiosommella@hotmail.com

Grazie

Fabio

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