Analisi critica del film "Otto e mezzo" (1963) di Federico Fellini

Estratto dal mio libro "Analisi semantica di quattro film"

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Dopo questo film, l'autore avrebbe potuto anche smettere di fare cinema, in quanto la totalitā delle sue tematiche č sostanzialmente giā espressa,  in forma massima e compiuta, in questo film che, a nostro avviso, č la vetta dell'espressionismo felliniano.

Se non fosse per la necessitā, culturale-biologica, di continuare a fare film, l'autore avrebbe anche potuto interrompere la sua
attivita`, in quanto la sua missione, la missione del suo inconscio, era stata adempiuta.

Dopo "Otto e 1/2", l'autore supera tutte le inibizioni e le remore che lo ostacolavano ad esprimersi liberamente e rompe gli
argini che contenevano l'istintualitā  e la fantasia della sua anima; ma, dopo "Otto e 1/2", quasi pedissequamente, ripete, in
forme senz'altro minori, i contenuti di questo film.

"Otto e 1/2" rappresenta il culmine ed il coagularsi di tutte le tematiche dell'autore le quali, come Kant in filosofia rappresenta il confuire di tutte le tendenze del settecento ed il dipartirsi di quelle dell'ottocento, si manifesteranno sostanzialmente, pur in forme artistiche differenti e comunque con risultati indubbiamente diversi, in tutta la sua successiva cinematografia.

La sua filmografia puo` riassumersi in prima e dopo "Otto e 1/2".

Prima : "I vitelloni" ovvero il realismo riminese trasfigurato dalla memoria; "La strada" ovvero crudezza, fantasia ed elemento
magico; "Il bidone" e Cabiria, ovvero miseria e riscatto morale; "La dolce vita" ovvero decadenza, anelito e impossibilita` di una
redenzione, e ancora esercizio calligrafico e affresco introspettivo della cittā, sognata e vissuta.

Otto e 1/2 : il sogno e la realtā; la proiezione dell'anima.

Dopo : "Satiricon", ovvero ancora la cittā,decadente e opulenta, l'umanitā alla deriva, il suicidio dell'uomo giusto; "Roma", ovvero la cittā non pių sognata ma ormai nota, comunque amata e odiata; "Amarcord", ovvero ancora la Rimini della giovinezza; "I clowns" ovvero ancora la fantasia del circo con gli echi della polverosa strada e del carosello di "Otto e mezzo"; "Casanova", ovvero il barocchismo calligrafico per la descrizione di un eterno vitellone (a cui le donne restano sconosciute?); "La cittā delle donne", ovvero la ripresa dell'esplorazione del continente femminile e del sogno dell'harem; "E la nave vā", ovvero l'incontro di opposti elementi psichici, la coscienza occidentale e l'esoterismo zingareco; "Prova d'orchestra", ovvero la metafora e la riflessione sul conflitto di elementi (solo sociali?) opposti; "Ginger e Fred", ovvero ancora il mondo canuto, sbiadito e nostalgico dell'avanspettacolo, comunque parente del circo, ormai velato di patetismo davanti alla volgaritā odierna e al potere della TV [NDR: saggio critico scrito nel 1993]; infine "La voce della luna", ovvero il ritorno e accentuarsi del sogno, della saggezza trovata nella follia.

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