Estratto dal mio libro "Analisi semantica di quattro film"
In vendita su BOOPEN all'indirizzo http://www.boopen.it/autori/scheda/fabiosommella.aspx
(...)
Una lunga e appassionata carezza, talvolta ruvida ma, spesso, tenera.
Circa quarant'anni di storia italiana, dallinizio degli anni sessanta ai giorni nostri, in un'epopea storica e attraverso le vicende di una saga familiare, i Carati, e i loro affetti, amicizie, dolori, gioie, intimità, lacerazioni e resurrezioni, per allontanarsi e riavvicinarsi, sgretolarsi e ricostruirsi, affogare e riemergere di generazione in generazione e approdare, infine, al recupero di una concezione iniziale e primordiale dellesistenza: e cioè che il Tutto, è veramente Bello!.
Questo il tema conduttore, la fede, che sostiene alcuni dei personaggi più fragili e forti della vicenda narrata, principalmente Nicola, magistralmente reso nei sorrisi, silenzi, euforie e pianti, da Luigi Lo Cascio, e i suoi diretti e indiretti antenati (la mamma) e discendenti (la figlia e soprattutto il nipote), certamente alter-ego degli autori (soggettisti, sceneggiatori e regista).
E ancora: comparsa e crescita di altri personaggi, con lidentificazione di nuove individualità che continuano, pur nelle inevitabili diversità, le precedenti; fino al compimento e, quindi, al ritorno ai paesaggi scandinavi, dove la riconciliazione ed il ricongiungimento, con il Bello dellesistenza, si concretizza (finalmente?) ritornando, consapevolmente, alla coscienza del/dei protagonista/i, ora "cambiati ma tuttavia medesimi" nella loro essenza: appunto la natura-essenza della "meglio gioventù", al di là dei singoli, degli spazi e dei tempi.
Si è accennato a Wenders e ad Antonioni: in particolare, per entrambi, ai colori e alle intense atmosfere di Al di là delle nuvole e, per il secondo, alle espressioni e alla ricerca ostinata della realtà in Professione Reporter e BlowUp.
Ancora: si colgono gli echi di altri autori; Ettore Scola (si vedano i precedenti contesti storici di Ceravamo tanto amati e La famiglia) e Ingmar Bergman (Fanny e Alexander): pur diversi nelle loro saghe familiari, generazionali, storiche e geografiche, lo spettatore avverte, tuttavia, come medesimi, o analoghi o isomorfi, le esemplificazioni della natura umana rappresentate nei film.
Nicola Carati, quasi moderno virgiliano pio Enea, attraversa leneide/odissea, sua e della sua famiglia, in modo e con un atteggiamento non dissimile da quello del portantino Antonio (un intensissimo Nino Manfredi, senzaltro in una delle sue migliori interpretazioni) di Scola; o, ancora, sempre dello scoliano professore Carlo (il giovane e fiducioso Andrea Occhipinti e poi, fermo e monumentale, Vittorio Gassman); o, infine, dei personaggi della bergmaniana famiglia Ekdahl e, in particolare, del giovane Alexander.
(...)
Estratto dal mio libro "Analisi semantica di quattro film"
In vendita su BOOPEN all'indirizzo http://www.boopen.it/autori/scheda/fabiosommella.aspx