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La storia di Jack e Rose (The ballad of Jack and Rose) - 2005

diretto da Rebecca Miller

Una lunga e intensa ballata, una elegia ecologista ma anche, paradossalmente, claustrofobica che, pur in apparenza frantumandosi, prosegue con continuità nel segno di un grande sogno dove il principio psichico femminile, l'anima del mondo, predomina.

Lo spirito libero dell'uomo giusto, ex "figlio dei fiori", pure involontario "deus ex machina" e artefice di una patologica forma di chiusura pur superata dalla vitalità interiore dei personaggi; il  vagheggiamento di una novella età dell'oro, pur generante una forma di attaccamento il cui superamento diviene una crescita, pur tardiva. Due mondi  e due concezioni contrapposti: il "finto stile coloniale" camuffato da "modernità" e il rapporto intelligente uomo-natura, sconvolto e abbarbicato in un ultimo avamposto, destinato alla apparente scomparsa.

Tema universale ed eterno; si colgono, inevitabilmente, echi filosofici, cinematografici, letterari e teatrali (non tutti necessariamente noti all'autrice): dal "Panta Rei" eracliteo al film del 1990 "Il campo" di Jim Sheridan (con un monumentale Richard Harris); dal romanzo "La vita agra" di Luciano Bianciardi (ci si può chiedere quanto questo, di fatto, abbia anticipato il '68), anche trasposto nel 1964 in film da Carlo Lizzani, alla estrema e postuma pirandelliana contrapposizione tra modernità e, stavolta, arte trasfigurata nei personaggi (Duccio Doccia, il nano Quaquèo, la Sgricia, Milordino, ecc.)  della "compagnia degli scalognati" nell'emblematico "I giganti della montagna".

Un, come sempre, convincente Daniel Day Lewis, appena prevedibile nella richiesta di perdòno alla figlia, impersona Jack Slavin, rude ma intelligente e tenero ingegnere ecologista, indubbiamente ex "figlio dei fiori". La sua trasformazione, parallela a quella della figlia Rose, scandisce i ritmi del racconto all'interno di una sceneggiatura in parte prevedibile, tuttavia mai banale e  in cui il modo di relazionarsi dei personaggi cambia  con una certa frequenza all'interno di uno scenario che, pur nella sua obbligata essenzialità, dà spazio a vari colpi di scena.. Certamente all'altezza tutti gli altri attori, tra cui spicca  Camilla Belle che impersona l'instabile ma volitiva Rose.

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